Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/642

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   598 i n f e r n o   xxiii. [v. 73-148]

no: Questi paro vivo all’atto della gola ch’elli batte e spira; e se amenduni sono morti, per qual privilegio vanno scoperti della grave cappa? Poi dissono a Dante: O Toscano, che se’ venuto al collegio de’ tristi ipocriti, non 1 avere in dispregio di dire chi tu se’. Et allora Dante rispuose: Io fui nato e cresciuto nella gran città che è in su l’Arno, e sono vivo ancora; ma voi chi siete che avete tanto dolore, quant’io veggio al piangere, e che pena è in voi che si sfavilla? E l’uno rispuose: Omè le cappe rosse di fuori sono di piombo d’entro sì grosse, che li pesi fanno cigolar le loro bilancie! Noi fummo frati Godenti da Bologna, et io fui chiamato Catalano e quest’altro Lodorigo 2, e fummo eletti della tua città come uomini di mezzo a conservare lo suo stato pacifico, e fummo sì fatti che ancora si pare in Fiorenza in uno luogo che si chiama il Gardingo 3. Allora Dante cominciò la risposta, dicendo: O Frati, li vostri mali... e non andò più innanzi: imperò che li occorse alli occhi uno, crocifisso in terra con tre pali; e dice che quello crocifisso, quando vide Dante, tutto si distorse soffiando con sospiri nella sua barba. Et allora frate Catalano che s’avvide di ciò, disse a Dante: Quel confitto, che tu miri, fu Caifas che consigliò li Farisei che convenia che uno uomo morisse per lo popolo, et è nudo, attraversato nella via come tu vedi, et è mestieri ch’elli senta quanto pesa qualunque passa; et a questo modo sta Anna suo suocero e tutti li altri che furono in quel consiglio, ove si diliberò della morte di Cristo che fu mal seme per li Giudei. Allora vide Dante maravigliar Virgilio sopra colui, ch’era disteso in croce tanto vilmente nell’eterno sbandeggiamento. Poi parlò Virgilio al Frate, dicendo: Non vi dispiaccia di dirci, se potete, se a man ritta c’è alcuna foce, che noi ne potessimo uscire sanza costrignere de’ dimoni, che ci venghino a cavare quinci. Rispose allora lo Frate: Più presso che tu non credi è uno sasso, che si muove dal cerchio primo, e passa facendo ponte sopra tutte le bolgie, salvo che sopra questa, che c’è rotto: voi potete montare su per la rottura, che giace nella costa e sopra sta nel fondo. Allora Virgilio stette un poco col capo chino, e poi disse: Mal contava lo fatto nostro lo demonio, che uncina nell’altra bolgia li peccatori: cioè Malacoda. E il Frate rispose: Non è maraviglia ch’io udi 4 dire a Bologna che il demonio à vizi assai, tra’ quali àe ch’egli è bugiardo e padre di menzogna. Allora Virgilio si partì turbato un poco nella vista, andando con grandi passi; et allora Dante si partì da quelli caricati, dietro seguitando le pedate di Virgilio. E qui finisce

  1. C. M. non abbi in dispregio
  2. C. M. Loderigo,
  3. C. M. lo Guardingo.
  4. C. M. uditti — Il nostro Codice ne dà - udi - come anticamente scrivevasi, derivato dall’audivi latino, scematogli il vi. Oggi si adopera udii o udì. E.