Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/685

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[v. 1-15] c o m m e n t o 641

piedi si lanciò dinanzi all’uno et appigliossi a lui, e coi piè di mezzo li adunghiò il ventre, e co’ piè d’inanzi prese le braccia, e poi con la bocca prese l’una e l’altra guancia, e li piedi di dietro distese alle coscie, e miseli la coda tra amendue le cosce, e drizzolla su dietro per le reni; e così venne avvitichiando alle sue membra più che l’ellera non si avvitichia all’arbore, poi s’appicarono l’uno corpo con l’altro, come se fossono stati di cera, e mescolarono lo lor colore sì, che nè l’uno, nè l’altro parea quel ch’era prima. E fa una similitudine che, così si cambiava lo colore del peccatore di bianco in bruno, come fa lo lucignolo della lucerna o del candelo, che come viene ardendo lo fuoco; così si muta lo bianco in bruno a poco a poco, e diventa poi nero. Li altri suoi compagni lo riguardavano, e ciascuno gridava: O Agnello, come ti muti! Vedi che già non se’ nè due, nè uno. E già erano li due capi fatti uno, quando apparvono due figure mischiate in una faccia dov’erano perduti li due capi, e le braccia si feciono di quattro liste, le coscie con le gambe e il ventre e il vano del corpo diventarono membra, che mai non furono vedute più, et ogni primo aspetto v’era perduto: e quella imagine perversa parea due, e nessuno era, e così fatto se n’andava con lento passo. Posta la sentenzia litterale, ora è da vedere lo testo con l’esposizioni allegoriche o vero morali.

C. XXV — v. 1-15. In questi cinque ternari l’autor nostro finge come Vanni Fucci, di cui già è detto, bestialmente e superbamente insurse contra Dio, e la pena che ne sostenne, dicendo: Al fine delle sue parole il ladro; cioè Vanni Fucci, già detto di sopra, al fine del suo parlamento fatto in verso di me Dante, Le mani; cioè sue amendu’, alzò; cioè verso lo cielo, con ambedue le fiche; questa fica è uno vituperoso atto, che si fa con le dita in dispregio e vituperio altrui, e non se ne può fare se non due da ogni mano con le dita, e però dice l’autore con ambedue, per significare che tante ne fe, quante potè; cioè due da ogni mano, Gridando: Togli, Idio, che a te le squadro; cioè a te, et a tuo dispregio et obbrobio le fo tutte e quattro; e però dice squadro, per ch’erarno quattro e stavano in quadro. Da indi in qua; cioè da quell’ora in qua, mi fur le serpi amiche; cioè a me Dante che prima l’avea in odio, poi ò voluto lor bene: mostra l’autore ch’avesse in dispiacere la bestiai superbia di Vanni Fucci, e che fosse lieto della vendetta, Perch’ una; di quelle serpi, li s’avvolse allora al collo; cioè a Vanni Fucci, quando fece quello che detto è, e disse la sopra detta villania contra Dio, Come dicesse; cioè quella serpe a Vanni Fucci, I’ non vo’ che più diche; cioè quel che tu dì; Et un’altra; cioè serpe, alle braccia; li s’avvolse, e rilegollo; e per questo mostra che si fosse sciolto da la prima legatura, che detto fu di sopra, quando tornò in cenere sì, che poi s’era levato sanz’es-

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