Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/686

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642 i n f e r n o   xxv. [v. 1-15]

sere legato, com’era prima, Ribadendo sè stessa sì d’inanzi; però dice d’inanzi: imperò che le mani erano legate di retro con la serpe et avvolta era poi d’inanzi molto stretta, Che non potè a con esse; cioè con le braccia, dare un crollo; cioè non potea punto scuotere le braccia; onde l’autore usa invezione, o vero esclamazione, contro la patria di costui, dicendo: Ah; questa dizione è intergezione che significa esclamazione, Pistoa, Pistoa! Parla l’autore a modo de’ Pistoiesi, che levano molto questa lettera i del loro parlare, dicendo Pistoa, dovendo dire Pistoia; et usa quel colore che si chiama conduplicazione, a mostrare maggiore indegnazione d’animo, replicando lo vocabolo, che non stanzi; cioè perchè non ti spacci e non ti avacci D’incenerarti; cioè d’ardere e farti cenere, sì che più non duri; tu città; ma anzi venghi meno, Poi che in mal far lo seme tuo avanzi; cioè di Catellina e de’ suoi, li quali furono sconfitti dai Romani in su quello 1 di Pistoia, quando fu la sedizione Catellinaria? E fu morto Catellina, secondo che scrive Sallustio nel primo libro; e li rimanenti, secondo che si dice, edificarono Pistoia sì, che piggiori erano quegli ch’erano nati di quel sangue, che non furono li edificatori, che furono uomini scelleratissimi, siccome dice Sallustio 2. Questo il quale fu romano e con suo’ compagni romani uscie di Roma per la congiura quivi fatta, e ribellò Fiosole, e quindi cacciato da’ Romani, fu morto in su quello di Pistoia elli e suo’ da’ detti Romani che lo seguirono, come narra Sallustio nel Catellinario et ancora altri autori; e quelli de’suoi che scamparono, secondo che si dice, edificarono Pistoia sì, che piggiori erano quelli ch’erano li edificatori loro, i quali furono uomini sceleratissimi, come dice Sallustio. Per tutti i cerchi dello Inferno scuri; quasi dica: Per quelli che sono più scuri ove sono li più gravi peccatori, perchè quanto più si scende maggior oscurità è, e più grave peccato si punisce, Non vidi; io Dante, spirto in Dio; cioè contro Idio, tanto superbo; quanto Vanni Fucci, lo quale fece quello e disse che detto fu di sopra, lo quale fu pistoiese, Non quel, che cadde a Tebe già da’ muri; cioè Capaneo, del quale fu detto di sopra, fu tanto superbo contra Dio, quanto fu Vanni Fucci da Pistoia.

C. XXV — v. 16-24. In questi tre ternari finge l’autore che sparisse c fuggisse Vanni Fucci, e che venisse Cacco centuaro; e però

  1. In su quello di Pistoia. È questo uno de’ bei modi ellittici di nostra lingua, comune ai nostri Classici e al popolo toscano; e sempre vi è sottinteso contado, terreno, territorio. E.
  2. Sallustio dà ad e suoi a Sallustio, et è come stava l’esempio: chi scrisse gli parve fare meglio, come fe pure. Ciò posto, questo il quale — Queste parole riferite nel nostro Codice, sonosi messe qui, perchè sembrano del copista, o non appartenenti al Commentatore. E.