Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/702

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658 i n f e r n o   xxv. [v. 136-141]

del serpente; e dicono li Naturali che questo addiviene per la lingua biforcuta, onde quando fischia muove sempre la lingua e così genera lo fischio dibattendo l’aere col suo fiato, et interrompendo si fuggì per la valle; della bolgia, E l’altro; cioè messer Francesco che di serpente era tornato uomo, dietro a lui; cioè a messer Buoso, ch’era fatto serpente, parlando sputa; questi sono atti propi dell’uomo: niuno altro animale parla e sputa se non l’uomo, come niun altro animale sufola 1 se non lo serpente; e questo vuole l’autor dimostrare che il serpente verisimilmente era trasmutato in uomo e l’uomo in serpente. Poscia li volse; cioè messer Francesco, fatto uomo, si volse verso il compagno rimaso, che non era mutato, e volse le spalle a messer Buoso ch’era fatto serpente; e però dice le novelle spalle; cioè fatte di nuovo: però che prima era serpente e non avea spalle umane. E veramente mettendomi a congetturare, io penso non perch’io n’abbia trovato niente da altrui, che l’autore volle dimostrare che tra messer Buoso e messer Francesco fosse fatta compagnia di furare, mentre che furono in questa vita, e che furassono 2 a vicenda ora l’uno et ora l’altro; e però l’autore, per dimostrare questo allegoricamente, abbia fatta la detta fizione: et a chi non piace questo intendimento, pigli li altri che sono detti di sopra. E disse all’altro; cioè a messer Puccio Sciancato, ch’era rimaso che non era mutato, che forse fu di loro compagnia; ma non andava a furare, benché consentisse e participasse con loro; e però finge che non era mutato: Io; cioè messer Francesco, vuo’ che Buoso; cioè voglio che messer Buoso, del quale fu detto di sopra, corra; fatto serpente, Com’ò fatt’io; cioè messer Francesco, carpon; cioè boccone, per questo calle; cioè per questa bolgia. Così vid’io; cioè Dante, la settima zavorra; cioè la settima bolgia ov’erano li furi, Mutare; d’una figura in un’altra, e trasmutare; cioè avvicendevolmente or l’uno, or l’altro, e qui mi scusi; dice l’autore che per la novità della materia dee essere scusato; e però dice: La novità; cioè della materia, se l’autore à usato le mutazioni qui e non altrove 3, non’è maraviglia: imperò che li furi sono quelli che più si 4 trasfigurano ch’altra gente, per non essere conosciuti, come finge Ovidio, Metamorfoseos, se fior la penna; cioè se alquanto lo scriver mio e il modo del dire, aborra; cioè acciabatta e non dice così ordinato, come altrove, nè così a punto; et ancora similmente scusi me Francesco da Buti, sopra detto esponitore del detto autore, se io non avesse esposto questo passo, tanto pienamente al piacere delli lettori.

  1. C. M. animale sibila se non
  2. C. M. che fusseno a
  3. C. M. non altro, non
  4. C. M. quelli che simulano, per non essere