Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/713

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
[v. 1-12] c o m m e n t o 669

da che pur esser dee; cioè or foss’elli ora, al presente, da poi che dee essere, Che più mi graverà; cioè a me Dante l’avvenimento di questo, che minaccia Prato e l’altre terre maggiori, con più m’attempo; cioè quanto più indugerà a essere, tanto mi fia più grave: imperò ch’io vorrei che già fosse perchè ò desiderio non di vedere male alla mia città; ma a quelli cittadini che la reggono che mi sono avversi, acciò ch’io vegga fare vendetta delle lor ree operazioni, e questo sarebbe zelo di giustizia. Altra sentenzia ci può essere migliore; cioè che l’autore dica questo sogno in gastigamento de’suoi fiorentini, quasi dica: Io ò avuto revelazione in sogno di quel che ti minaccia Prato e altre terre più potenti che Prato, che tosto lo debbi sentire: vorrei che si cessasse; ma se cessare non può, vorrei che fosse tosto: imperò che quanto più invecchierò, tanto più me ne dorrà; e questo per due respetti. Lo primo, perchè tutta via starò in questo dolore infin che la cosa sia avvenuta, e poi che la cosa fie avvenuta, si smaltirà lo dolore; l’altro respetto può essere, perchè avrò in processo di tempo meno turbato l’animo in verso i Fiorentini che ora, perchè l’odio si dimentica dalli animi buoni per processo di tempo; e così più mi dorrà allora dell’avversità, che non farebbe ora che l’odio è acerbo. E sopra questa parte è da notare che, secondo Macrobio Super Somnio Scipionis, cinque sono le spezie de’ sogni; cioè sogno, visione, oraculo, insogno e fantasia 1. Sogno, benché sia general nome di tutti, si pone per una spezie; cioè quando l’uomo sogna quello che poi addiviene; ma non lo vede chiaro; ma sotto figure e velamenti: e questa spezie à sotto di sè cinque altre spezie; cioè propio, straniero, comune e publico e generale; è sogno quello dell’autore in quella spezie che si chiama publico: oraculo è quando nel sonno o Idio, o Santi, o persona d’autorità, o padre, o madre, apertamente dice quel che dee venire e che non; o quel che si dee fare e che non: visione è quando l’uomo nel sonno vede chiaramente e manifestamente quello, che poi il di’ li addiviene: insogno è quando l’uomo per le cure che à nell’animo sopra ciò sogna, che à nell’animo: fantasma, o vero viso, è quando l’uomo nè bene dorme, nè bene vegghia, e parli veder figure contra natura; e queste due ultime spezie niente significano. È anco da notare che presso sul mattino sono le tre spezie di prima, e però sono vere che sempre significano qualche cosa: imperò che in quel tempo non può essere insonnio, nè fantasma, che non ànno a significare. Oltre a questo si dee notare che, benché l’autore finga sogno, elli vuole intendere, che se presso al venire delli effetti, l’uomo può congetturare per li se-

  1. C. M. e fantasma.