Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/740

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696 i n f e r n o   xxvii. [v. 55-66]

Romagnuoli; onde sempre e spesso mutava parte come meglio li metteva, ora tenendo coi guelfi, ora co’ ghibellini: et ancora in Toscana tenea coi guelfi, consigliandoli et aiutandoli; et in Romagna coi ghibellini, consigliandoli et aiutandoli; e però dicono alquanti che l’autor disse dalla state; cioè da Toscana che è verso il mezzo di’, onde viene l’estate; al verno, cioè in Romagna che è in verso settentrione, onde viene il verno; o vogliamo intendere per la sua poca fermezza, che non ne stava tanto fermo nella parte, quanto à dalla state al verno, che va tre mesi in quel mezzo; cioè l’autunno e la primavera, che durano ciascuno tre mesi: E quella, a cui il Savio bagna il fianco; questa è Cesena, allato alla quale corre uno fiume che si chiama il Savio: questa città non era sotto alcuna signoria; ma reggevasi a comune, e però dice: Cosi com’ella siè tra il piano e il monte; e per questo s’intende che è in una valle, posta tra il monte e il piano, Tra i tiranni; che sono in Romagna, si vive in stato franco; cioè libero: imperò che nessuno la signoreggia.

C. XXVII — v. 55-60. In questi due ternari dimostra l’autore che, finito ch’ebbe di narrare le condizioni di Romagna universalmente e particularmente, elli pregò quell’anima che era in quella fiamma, alla quale egli avea parlato, che se li manifestasse, dicendo: Ora chi se’ ti priego; cioè io Dante, che ne conte; cioè che dichi, chi tu se’, o anima nascosa nella fiamma: Non esser duro più, ch’altri sia stato; cioè non esser più duro a me, ch’io sia stato a te, Se il nome tuo nel mondo tegna fronte; cioè abbia fama. Poscia che il fuoco; cioè nel quale era quell’anima, alquanto ebbe rugghiato Al modo suo; cioè come fa il fuoco, l’acuta punta mosse; cioè quella fiamma, Di qua, di là, cioè di qua et in là, e poi diè cotal fiato; quella fiamma cioè rende così fatta voce.

C. XXVII — v. 61-66. In questi due ternari finge l’autore che quell’anima facesse questo esordio alla sua narrazione; cioè che non credea parlare a persona che tornasse al mondo, che s’egli lo credesse non parlerebbe; e però dice: S’io credessi; dice quell’anima, che mia risposta fosse A persona, che mai tornasse al mondo; di questo luogo, Questa fiamma starici sanza più scosse; cioè io non parlerei più: imperò che tanto si scotea la fiamma, quanto parlava; Ma però che già mai di questo fondo; cioè della citta Dite, Non tornò vivo alcun; e questo dice: però che de’morti sono tornati, secondo la fizion dell’autore, a dar risposta delle cose future, come appare di sopra nel nono canto, s’i’ odo il vero; dice dubitativamente, perchè non era stato uomo di scienzia che sapesse la Divina Scrittura, se non com’avea udito da’predicanti, Sanza tema d’infamia; cioè sanza paura che tu mi publichi al mondo, ond’io ne riceva infamia, io ti rispondo; e seguita la sua narrazione, che si dirà nella seconda lezione seguente.