Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/764

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720 i n f e r n o   xxviii. [v. 28-36]


C. XXVIII — v. 28-36. In questi tre ternari l’autor nostro dichiara chi è quel peccatore, che di sopra à posto così aperto nel ventre dal mento al fesso di sotto; et aggiugne d’un altro ch’era fesso nel volto dal mento al ciuffetto 1, e dice quivi di colui: Dinanzi a me ec. Dice adunque così: Mentre che in lui; cioè che in colui che detto fu di sopra, veder tutto m’attacco; cioè tutto m’affiso, Guardommi; cioè quel peccatore, e con le man s’aperse il petto: cioè il petto suo ch’era fesso, Dicendo: Or vedi come mi dilacco; cioè mi straccio et apro Vedi come storpiato è Maometto; qui finge l’autor che questo peccatore nomina sè stesso, e dice ch’elli è Maometto. Questo Maometto, secondo che pone maestro Iacopo de’ frati Predicatori nel libro delle Leggende de’ Santi nella leggenda di papa Pelagio, ove di questo Maometto pone in diversi modi la storia; ma io ò preso quel che più mi par vero 2. Dice adunque così: Che nell’anno dc dalla natività di Cristo al tempo di papa Bonifazio terzio, e nello imperio d’Onorio, fu nelle parti d’Arabia uno uomo chiamato Maometto, e questo uomo fu di grande sapere, e fu grande mago, e nel tempo della sua giovanezza facea mercatanzia, et usava in Gerusalem et in Egitto; e, come uomo saputo, si domesticava coi Cristiani e co’ Giudei, intanto che perfettamente imparò la legge di Moisè e quella di Cristo, e tanto parve di grande sapere a quelli popoli, ch’ebbono fede che fosse messo di Dio, per li miracoli ch’elli facea per arte magica. E vedendosi in tanto onore, crebbe in superbia e pubicamente predicava al popolo ch’elli era messia mandato da Dio, et arrecossi a dare nuova legge a quelli popoli, mescolando quella di Moisè con quella di Cristo, e traendone tutte le cose di diletto per potere meglio pervertere lo popolo a sua intenzione; e per sì fatto modo acquistò la signoria, pigliando per moglie una potente donna ch’avea nome Cadiga, ch’era donna d’una provincia chiamata Carecama 3. E così tra per forza e simulazione di santità, fìngendo che li parlasse lo Spirito Santo in specie di colomba, la quale avea avvezza e costumata a beccare nell’orecchie sue per granella di biada, che sempre vi tenea, e faceala occultamente lasciare nel cospetto del popolo, venendo la colomba all’orecchie sue, e mettendoli il becco nell’orecchie, dicea al popolo clhe era lo Spirito Santo che li parlava. Concorse ancora a quel tempo che, levandosi molti eretici, uno monaco chiamato Sergia 4 entrato nella setta di Nestorio eretico, cacciato del monasterio pervenne in Arabia, e trovandovi Maometto già famoso, aggiunsesi a lui, e come molto saputo lo

  1. C. M. al tuppetto,
  2. La imperfezione di questo periodo non dee recare maraviglia ai pratici di nostra lingua, perchè non di rado ne avranno scorte in altri Classici de’ primi secoli. E.
  3. C. M. Corcania.
  4. C. M. Sergio