Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/815

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più m’asciuga; e fammi consumare, Che il male; cioè la infermità, onde nel viso mi discarno; cioè per la quale nel volto mi consumo, e viene meno la carne; e questo dice, perchè l’idropico, benché enfi il ventre, dimagra nel volto.

C. XXX — v. 70-78. In questi tre ternari l’autor nostro finge come maestro Adamo, continuando lo suo parlare, manifesta la sua colpa e lo luogo ove la commise, dimostrando che per severità di giustizia e per dirittura che lo luogo, che li fu a diletto a commettere lo peccato, ora li sia a pena la sua memoria; e però dice: La rigida Giustizia; cioè di Dio, che mi fruga; cioè che mi stimola e puniscemi della mia colpa, Tragge cagion; cioè tira cagione, del luogo, ov’io peccai; cioè commisi lo peccato, A metter più gli miei sospiri in fuga; cioè a farmi sospirar più spesso: il sospiro 1 è esaltazione del cuore: lo cuore, quando à alcuna tristizia per cosa ch’elli desidera e non la può avere, s’apre nel desiderio, e poi si chiude venendoli fallito; e così fa mettere fuori l’impeto del fiato, e però si chiama sospiro, perchè è spirito che viene da alto; cioè dal cuore. Ivi; cioè in Casentino, è Romena; questa è una terra de’ conti di Casentino, posseduta da’Fiorentini, là dov’io falsai La lega suggellata del Battista; cioè lo fiorino fatto a lega 2 giusta, nel quale è suggellata, è imprentata l’immagine di san Giovanni Battista; ecco che accusa la colpa sua, Perch’io il corpo su; cioè nel mondo, arso lasciai; mostra che per questo fosse arso in Firenze, come comanda la giustizia mondana, che punisce imperfettamente, che non punisce se non l’ardente desiderio con fuoco; ma la giustizia di Dio punisce perfettamente, come detto fu di sopra. E mostra che, benché fosse punito, non ebbe contrizione; e però lo mette dannato: chè se fosse morto contrito, non l’avrebbe messo tra’ dannati. Ma s’io vedessi qui l’anima trista Di Guido, o d’Alessandro, o di lor frate; qui dimostra che abbia desiderio di vedere in simile pena alla sua coloro, che ve lo indussero; e questo finge l’autore, per mostrare che’ dannati sieno pieni d’invidia e voti d’ogni carità: che questo desiderio non avea già per amore di giustizia; ma perchè non vorrebbe che andassono bene, e però dice: Per Fonte Branda ,non darei la vista: Fontebrande è una fonte che è a Siena molto abondevole d’acque, et à bonissima acqua, quasi dica: Innanzi vorrei vedere coloro nell’inferno qui meco, che avere Fontebranda che n’ò sì grande desiderio per la grandissima sete ch’io ò.

C. XXX — v. 79-90. In questi quattro ternari fìnge l’autor che maestro Adamo seguiti il suo parlare, e continua alla materia detta di sopra de’ conti di Casentino; cioè di Romena, che lo indussono

  1. C. M. più spesso: lo spirito è esalazione del cuore:
  2. C. M. della lega