Pagina:Commedia - Inferno (Lana).djvu/495

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INFERNO. — Canto XXXII. Verso 53 a 64 491

     Per la freddura, pur col viso in giue
     Disse: Perchè cotanto in noi ti specchi?
Se vuoi saper chi son cotesti due, 55
     La valle, onde Bisenzio si dichina,
     Del padre loro Alberto e di lor fue.
D’un corpo usciro: e tutta la Caina
     Potrai cercare, e non troverai ombra
     Degna più d’esser fitta in gelatiua:160
Non quelli a cui fu rotto il petto e l’ombra
     Con esso un colpo, per la man d’Artù:
     Non Focaccia: non questi, che m’ingombra
Col capo sì, ch’io non veggio oltre più,


  1. V. 60. Sosfentano questa comune il Landiano e i Ire universitarii bolognesi col BC.


colui che fu morto, si fidava per vincolo naturale. Or costui tenendo sermone con l’autore dice che quelli due che s’erano così accostati insieme erano due fratelli dei conti Alberti di Modigliana, li quali s’anciseno insieme; ebbe nome l’uno conte Alessandro, e e l’altro Neapoleone; e denominali l’autore dallo luogo, e dice che questi furono della valle Falterona, onde discende Bisenzio, il quale luogo è del distretto dei conti Alberti predetti.

V. 58. Cioè che furono fratelli. — E tutta la Caina, cioè questa regione.

60. Quasi a dire che sono degni per li suoi tradimenti di tal pena.

61. Qui fa la comparazione del peccato dei sopradetti a quello di Mordret, che fu figliuolo over nipote del re Artus di Brettagna. E secondo che si legge nelli conti della Tavola Ritonda questo Mordret cominciò a rebellarsi al detto re e far ribellare altri, per le quali cagioni elli e ciascuno con suo sforzo si trovonno in campo, infine da Cors accorse il re Artus, lo ferìo d’una lancia, e passollo dall’altra parte, sì ch’elli mori.1

63. Qui fa l’altra comparazione dal peccato dei ditti Conti a quello del Focaccia, il quale fu uno dei Rainieri di Pistoia peccatore e vizioso uomo, e infine uccise uno suo zio.2

Ivi. Non questi che. Qui fa la terza comparazione del sopradettopeccato dei Conti a quello, il quale li era si presso e stretto, ch’ello ingombrava, overo impacciava, ch’elli non potea drizzare la


  1. Il Laur. XC, 121, nel tratto della seconda mano ha così: » Mordret fu figliuolo di re Artuso de Brettagna, e però che se legie nelle novele de la Tavola Rotonda, questo Mordret se revelò al ditto re Artuso suo padre e a farli revelare quasi tutta la puosa (possa, potenza) dei re Artruso, per le quali cagioni, elli, cioè Mordret e 'l re Artuso con loro guarnimento venneno a battaglia. Alla fine il ditto Mordret fu morto dal re Artuso d’una lancia.» Il Cod. Bg ha artù ee rivellonno in campo.
  2. Il Magi, qui ha zio, altrove o più volle isseo. La Vind. barba. e barbano.