Pagina:Commedia - Inferno (Tommaseo).djvu/20

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xii proemio.

che rendono gloriosa e infelice questa nazione e l'umana natura. Chi cerca in esso non altro che il poeta, non saprà degnamente apprezzarlo, giungerà forse a deriderlo; chi lo considera come un infelice mal conosciuto da suo secolo, e che anela darsi a conoscere mostrandos intero, facendo pompa dell'ira sua come della scienza, sdegnando e nei concetti e nei sentimenti e nello stile e nel linguaggio le raffinatezze dell'arte; quegli saprà doppiamente ammirarlo nelle bellezze, degnamente scusarlo nei difetti, indovinare gl'intendimenti ch'egli ama talvolta nascondere sotto il velo dei versi strani.

I destini di Firenze erano a quel tempo si collegati ai destini della nazione intera, e l'Italia, allora più che mai, aveva tal parte nelle ambizioni e ne' timori e nei raggiri di tutti i potentati europei, che Dante non poteva cantare della gran Villa, senza stendere la sua voce al di là del mare e de' monti. Quella missione che ai dì nostri è affidata ai negoziati politici o alla libera voce de' giornali, o a gravi trattali scientifici, Dante, l'esule e quasi mendico cittadino, esercitava, unico tra gli uomini di stato d'allora, unico tra i poeti di tutti i secoli, in mezzo all'intera nazione; la esercitava in quei canti, che i rozzi artigiani ripetevano nelle officine, che i grandi temevano e ambivano; che poi suonavano interpretali dalle cattedre, nelle chiese; che Irasvolarono i secoli, ed ora risuonano sino in quel mondo ch'egli diceva senza gente, eternando, coi dolori e coi rancori d'un uomo, le glorie e le sventure d'un popolo. Nella mente di Dante, le miserie e le vergogne della discordia che agitava Firenze non erano che un anello di quella grande catena che si avvolgeva intorno al bel corpo d'Italia. Egli piange sul suo nido natio, ma dopo avere esecralo i tiranni di cui le terre d' Italia erano tutte piene. Gli Svevi da Federico a Gorradino, gli Angioini da Carlo a Roberto, gli Aragonesi da Pietro a Federico, i Tedeschi da Alberto ad Arrigo, i Francesi da Carlo Magno a quel di Valois, e i Re di Spagna, di Navarra, di Portogallo, d'Inghilterra, di Scozia, d'Ungheria, di Boemia, di Norve-