Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/103

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d’un altro, dicendo così: Chiaro mi fu allor; cioè allora mi fu manifesto e chiaro a me Dante, com’ogni dove; cioè com’ongni luogo, in Cielo; cioè in qualunque cielo sia, è paradiso; ecco che per le parole, che à finto che dicesse Piccarda di sopra, dice che li fu manifesto che ongni luogo del cielo et ongni cielo è paradiso: imperò che li cieli sono di più pura materia, e di più nobil forma che possi essere cosa creata; e però essere in essi è essere in paradiso: imperò che in essi riluce la Divina Gloria, e la Divina Bontà più che in nessuno altro luogo; e però se paradiso è, luogo in essi cieli è, e sì la grazia; cioè benchè la grazia, Del Sommo Ben; cioè d’Iddio, che è sommo bene, non vi piove d’un modo; cioè benchè in uno luogo più che in uno altro descenda la grazia d’Iddio: imperò che, come è stato detto di sopra, li cieli superiori ànno maggiore e milliore influenzia che quelli di sotto, ciascuno secondo lo grado suo come la grazia di Iddio si sparge sopra essi. Ma sì come elli avvien s’un cibo sazia; ecco che arreca la similitudine volendo descendere all’altro dubbio, dicendo che come avviene che se uno cibo sazia l’appetito, E de l’altro; cioè cibo, rimane ancor la gola; cioè lo desiderio e l’appetito della gola, Che quel si chiere; cioè quello, di che l’omo non è sazio, e di quel si ringrazia; cioè di quello, di che l’omo è sazio, si ringrazia 1 lo donatore, Così fec’io; cioè io Dante; ecco che adatta la similitudine, con atto e con parola; cioè che con atto e con parole ringraziai Piccarda che m’avea dichiarato lo dubbio detto di sopra, e dimandai che mi dichiarassi questo altro; cioè quali furno li suoi voti che furno negletti, e voiti in alcun canto; ma parla l’autore sotto similitudine, dicendo: Per apprender di lei; cioè per imparare da lei; ecco perchè chiesi, qual fu la tela; cioè qual fu la vita virtuosa ch’ell’ incominciò, come s’incomincia quando s’ordisce, Unde; cioè per la qual tela, non trasse; cioè non tirò e gittò, infin al cò, cioè infine al capo, cioè infine alla fine: tutte le cose create ànno due capi, cioè lo principio e lo fine, la spola; questa spola è lo instrumento, con che si tesse e gittasi lo filo per la tela. E per questo dà ad intendere qual fu la tela, che tu non compiesti di tessere; e per questo significa quale fu la vita virtuosa, che incominciasti e non continuasti infine al fine 2.

C. III— v. 97-108. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come Piccarda al suo dimando rispuose, dichiarando in che modo furno manchi li suoi voti, dicendo così: Perfetta vita; cioè religiosa e santa, et alto merto; cioè merito eccessivo, inciela; cioè in cielo alluoga, Donna; questa è santa Chiara, de la quale intende, più su; cioè in più alto cielo, come furno più alti li suoi meriti, mi disse;

  1. C. M. lo creatore e lo
  2. C. M. al fine. Seguita l’ altra parte.