Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/112

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   100 p a r a d i s o

100Spesse fiate già, frate, adivenne,
     Che per fuggir perillio contra grato1
     Si fe di quel, che far non si convenne.
103Come Almeone, che di ciò pregato
     Dal padre suo, la propria madre spense,
     Per non perder pietà si fe spietato.
106A questo punto vollio, che tu pense,
     Che la forza al voler si meschia, e fanno2
     Sì, che scusar non si posson l’ offense.
109Vollia assoluta non consente al danno;
     Ma consentevi ’ntanto, quanto teme,
     Se si ritrà, cader in più affanno.3 4
112Però quando Piccarda questo spreme,5
     Della vollia assuluta intende; et io
     De l’ altra sì, che ver diciamo insieme.
115Cotal fu l’ ondeggiar del santo rio.
     Ch’ uscì del Fonte, ond’ ogni ver deriva;
     Tal puose in pace uno e altro disio.
118O amanza del primo amante, o diva,
     Diss’ io appresso, il cui parlar m’ innonda
     E scalda sì, che più e più m’avviva;
121Non è l’ affezion mia sì profonda,
     Che vasti a render voi grazia per grazia;6 7
     Ma Quei, che vede e puote, a ciò risponda.
124Io veggio ben, che giammai non si sazia
     Nostro intelletto, se ’l Ver nollo lustra,8
     Di fuor dal qual nessun vero si spazia.

  1. v. 101. C. A. periglio
  2. v. 107. C. A. e il voler si mischia,
  3. v. 111. Ritrà; dall’ infinito ritrare, come fa, sta da fare, stare. E.
  4. v. 111. C. A. Se si ritrae,
  5. v. 112. C. A. quello spreme,
  6. v. 122. Render voi: a voi. modo ellittico non infrequente presso gli antichi e qui fa bel giuoco, perchè 1’ a sta innanzi all’ infinito pure preceduto da questa particella. E.
  7. v. 122. C. A. basti
  8. v. 125. C. A. non lo illustra,