Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/114

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lare e dirli li suoi dubbi et incominciò a dichiarare prima d’uno dubbio, e dichiaratolo incominciò la dichiaragione dell’altro; nella seconda parte finge come Beatrice dichiarò l’altro, et incominciasi quine: Se violenzia ec. La prima, che serà la prima lezione, si divide in sei parti: imperò che prima finge con alquante similitudini com’elli aveva due dubbi per le cose dette di sopra da Piccarda, e non sapea da quale incominciare, e così si stava e non parlava, e 1 sapendo li dubbi suoi, per ch’ella li vedeva la mente, lieli scoperse senza aspettare ch’elli parlasse, et incominciasi la seconda parte quine: Fesi 2 Beatrice; ec.; nella terzia parte, come Beatrice incominciò a solvere uno di quelli due dubbi, et incominciasi quine: Dei Serafin colui ec.; nella quarta parte finge come Beatrice si scusa del parlare grosso che li conviene fare a lui, per darli ad intendere quello ch’ella vuole dire, e come la sentenzia di Platone a tal modo si potrebbe intendere che sarebbe vera, et a tal modo che no, e cominciasi quine: Cosi parlar ec.; nella quinta parte dichiara Beatrice in che modo la sentenzia di Platone 3 potrebbe essere vera, e l’errore che se ne incorse non intendendosi bene, et incominciasi quine: E forse sua sentenzia ec.; nella sesta parte finge come Beatrice cominciò a solvere l’altro dubbio, et incominciasi quine: L’altra dubitazion ec. Divisa la lezione, ora è da vedere lo testo colla esposizione litterale, allegorica, o vero morale.

C. IV — v. 1-12. In questi quattro ternari l’autor nostro finge come per le parole dette di sopra da Piccarda elli era intrato in due dubbi, dei quali avea equale desiderio d’avere dichiaragione; e pertanto non sapea da quale incominciare, nè potea: imperò che secondo lo Filosofo tra li equali beni non cade elezione e così tra li equali mali, se l’omo è in sua libertà. E questo dimostra per tre esempli, dicendo così: Intra du’ cibi distanti e moventi D’un modo; cioè se uno omo libero, che non fusse costretto da violenzia, fusse posto in mezzo di du’ cibi li quali li fussono parimenti di lungi: imperò che essendo l’uno più presso che l’altro, per l’agio pillierebbe lo più presso, e che movessono l’appetito di pari, e però dice: D’un modo: imperò che se l’uno piacesse più che l’altro, non è dubbio ch’elli pillierebbe qual più piacesse, prima si morria di fame; cioè che l’uomo libero che non fusse forzato: imperò che se fusse sforzato converrebbeli seguitare la forza, Che libero om l’un si recasse ai denti; cioè di quelli due cibi, intra quali elli fusse, per

  1. C. M. parlava ; nella seconda finge come Beatrice, diventata molto splendida, vedendo ch’elli non parlava e sapendo li dubi suoi perch’ella vedea la sua mente, lieli aperse senza aspettare ch’ elli parlasse, e cominciasi quine: Fesi
  2. Fesi; si fe, fe sè, privo d’ accento: avvegnachè nol richieda fe proveniente da fere. E.
  3. C. M. Platone s’ intendere essere