Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/116

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pilliano dai cani: imperò che, avendo detto d’altre fiere feroci, si sarebbe potuto intendere che ’l cane fusse stato in mezzo equalmente temendo, come l’agnello tra lupi. Et elli per questo conferma la sua prima sentenzia che lo cane si starebbe in mezzo di due dami distanti e moventi equalmente l’appetito del cane, che non s’accostrebbe nè all’uno nè all’altro, come l’omo tra cibi equalmente distanti e moventi l’appetito sensa toccare l’uno o l’altro. Per che; cioè per la qual cosa, cioè per la ragione sopra detta, s’io; cioè s’io Dante, mi tacea; cioè mi stava cheto e non dimandava Beatrice, me non riprendo; cioè io non mi riprendo del mio tacere, perch’io sono sensato per la ragione già detta: imperò ch’io aveva due dubbi per le parole di Piccarda generati nella mia mente, dei quali pari desiderio avea d’avere la dichiaragione; e però non potea eleggere da quale io dovesse incominciare, perchè pari era lo desiderio, equalmente sospinto; cioè solicitato da li miei dubbi, Poich’era necessario; cioè ch’io tacesse, perchè lo libero arbitrio non poteva eleggere, nè commendo; cioè non mi lodo: imperò che, benchè io avessi equale desiderio dell’uno come dell’altro; pur era tra quelli due dubbi, che avea più pericolo a non esserne dichiarato che l’altro; e però non m’è onore ch’io non me ne avvedesse: imperò che s’io me ne fussi avveduto, da quello arei incominciato, e però ben dice che non se ne commenda: imperò che non avvedersi l’omo della cosa della quale si dè avvedere non è scusa; ma accusa. E però molti poco savi, credendosi scusare quando ànno fallito, diceno: lo non me ne avviddi et elli s’accusano. Io; cioè Dante, mi taceva; cioè mi stava 1 e non dimandava per la cagiono detta di sopra, e ’l mio disir; cioè lo mio desiderio, dipinto M’era nel viso; cioè era dipinto a me nel volto lo mio desiderio, ch’io avea d’avere la dichiaragione di quelli due dubbi, e ’l dimandar con ello; cioè insieme col mio desiderio era dipinto nel volto mio l’addimmidare. E questo finge l’autore, perchè si dice dai savi: Noscitur in vultu hominis secreta voluntas, per mostrare questa moralità; che nella faccia si mostrano le passioni principali che l’omo àe dentro; cioè allegrezza, dolore, speranza e timore; ma allegoricamente s’intende che Beatrice, che significa la santa Teologia, cioè la sapienzia creata dalla sapienzia increata, quando ammaestra o guida l’omo che a le’ 2 si dà, lo guida.3 e ammaestra per mezzo della grazia illuminante d’Iddio, sensa la quale niuno dono può intrare nell’anima umana. E però alcuna volta Beatrice figura la santa Scrittura, alcuna volta la Grazia Divina, la quale ci benefica 4, e

  1. C. M. stava cheto e non
  2. Le’ per lei, come no’ per noi e altrettali E.
  3. C. M. lo guarda e
  4. C. M. ci beatifica e la ditta grazia sa