Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/127

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 55-63] c o m m e n t o 115

viene 1; cioè la loda di sì fatta operazione e di sì fatta influenzia, come l’autore nostro dira di sotto nella parte che seguita.

C. IV — v. 55-63. In questi tre ternari lo nostro autore finge come Beatrice, poi che ebbe dimostrato a Dante che la sentenzia di piatone e de’ Filosofi che sì parlonno non era a quel modo che l’apparizione delli spiriti appariti di sopra nel globo lunare, secondo la sua fizione, avendo lo intelletto che detto fu di sopra, li dimostrò che la sentenzia di Platone, che diceva l’anime tornare alle stelle, si potrebbe verificare intendendola altremente ch’ella suoni, dicendo così: E forse sua sentenzia; cioè di Platone detta di sopra, che l’anime umane tornino alle stelle, è d’altra guisa; cioè d’altro modo e d’altra forma, Che la voce non suona; cioè che le parole non dicono, et esser puote Con intenzion da non esser derisa; cioè schernita la sentenzia di Platone; e dichiara come: S’elli; cioè Platone, intende tornar a queste ruote; cioè a queste revoluzioni del cielo e dei pianeti, L’onor della influenzia; cioè l’onore de l’attività, che è cagionata nell’anima umana da la virtù dei corpi celesti, e ’l biasmo: imperò che similmente si rende ancora lo biasmo, forse in alcun vero; cioè in alcuna verità, suo arco percuote; cioè sua sentenzia si dirizza, cioè intendendo che l’omo sia inclinato; ma non necessitato: imperò che, se ciò fusse, non sarebbe merito nè demerito; ma l’uomo può vincere tale inclinazione, e però dice: Sapiens dominabitur astris, e massimamente aiutandolo la grazia d’Iddio, la quale aiuta chiunqua la dimanda divotamente e con buon cuore. Questo principio; cioè che l’anima torni alla sua stella, male inteso: imperò che fu inteso da molti pur secondo le parole, e non secondo la intenzione, torse; cioè dalla verità, Già tutto ’l mondo quasi: imperò che tutti erano dati li omini ad idolatria, salvo che’l popolo d’Iddio, sì che Iove; che è lo secondo pianeto 2, perchè a lui credean tornare e non a Dio, Mercurio; che è lo sesto pianeto, e Marte; che è lo terzo pianeto 3, a nominar trascorse; cioè tutto lo mondo, perchè non si costituivano li omini ad altro fine, che la ritornata a le stelle; la quale tornata se avessono inteso come si dovea intendere, non sarebbono li omini caduti in sì fatti errori, che avessono nominato per iddii li pianeti, et a loro fatto sacrificio.

C. IV — v. 64-72. In questi tre ternari lo nostro autore finge come Beatrice rispuose al primo dubbio, poi che ebbe risposto al secondo lo quale riservò addirieto 4 perchè era meno periculoso, e

  1. C. M. viene, come fa lo ragio del Sole che viene giù. e fa l’ operazione sua e ritornasi unde viene, e così la influenzia delle stelle e de’ pianeti ritorna in esse e da esse fatta la sua operazione e lo suo effetto et insieme la loda,
  2. C. M. pianeto, al quale credeano
  3. C. M. pianeto, contandoli descendendo, a
  4. C. M. a drieto, perchè potea essere cagione