Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/132

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finge come Beatrice, continuando lo suo parlare, mosse sopra la dichiaragione detta di sopra uno altro dubbio 1 cioè: Io t’ò già dichiarato che l’anime beate non possano mentire, e Piccarda à detto di sopra che Gostanza tenne l’affezion del monacato; et 2 io t’ò detto che no; dunqua questo è contradittorio: imperò che l’uno conviene essere falso. E però poi adiugne la soluzione, dicendo così: Ma or ti s’attraversa; cioè a te Dante, un altro passo Dinanti a li occhi; cioè un altro dubbio malagevole a passare dinanti a la ragione et a lo intelletto tuo, tal, che per te stesso; cioè per la ragione pura naturale, Non n’esceresti; cioè di questo passo, pria seresti lasso; cioè molto ti stancheresti, inanti che n’escissi. Ecco che pone lo dubbio: Io; cioè Beatrice, t’ò per certo nella mente messo; cioè a te Dante, Ch’alma beata; cioè che anima beata, non porria mentire; cioè non potrebbe mentire; et assegna la cagione: Però che sempre; cioè imperò che sempre, è al primo Vero appresso; cioè a Dio che è la prima verità: Iddio è la prima verità, et a lui tutti li beati sono sempre appresso, e chi sta presso a la verità non può mentire. Questo detto di sopra è uno antecedente del quale, e di quel che seguita nasce lo dubbio. E poi; ecco lo secondo antecedente unde nasce lo dubbio, potesti; cioè tu, Dante, da Piccarda udire; questo cioè, Che l’affezion del vel; cioè la voluntà e lo desiderio della religione monacale, che è significata per lo velo, Gostanza; della quale fu detto di sopra, tenne; come detto fu di sopra; ora conchiude dicendo: Sì ch’ella; cioè Piccarda, par qui; cioè in questa sentenzia, meco; cioè con me Beatrice, contradire; e così è contradizione tra lo suo detto e lo mio: imperò ch’ella dice che Gostanza tenne l’affezione del velo, et io 3 òne detto che no: imperò ch’ella sarebbe tornata al monasterio quando avesse avuto potenzia di tornare 4. Mosso e posto lo dubbio, innanti che lo solva pone una conclusione che conferma quello che avea detto Piccarda, che Gostanza tenne l’affezione del velo. Contra questo si può arguire che no: imperò che, s’ella avesse tenuto l’affezione del velo, non si sarebbe maritata. A che risponde la conclusione che seguita; cioè che l’omo fa quello che non si conviene contra la sua volontà per fuggire pericolo, sicchè per fuggire quello che l’uomo non vuole fa quello che non vuole; et arreca in esemplo Almeon filliuolo del re Amfiarao d’Argo sacerdote, lo quale s’era appiattato per non andare colli altri re a 5 Tebe: imperò ch’elli aveva veduto come vi doveva morire: imperò ch’elli era sacerdote di Febo et augure, secondo che fu detto nella prima cantica nel canto ix; ma

  1. C. M. dubbio, dicendo così; Io t’ abbo già
  2. C. M. et io t’ abbo ditto che non ; dunqua
  3. C. M io abbo ditto
  4. C. M. tornare, et ella non vi tornò mai; dunqua seguita che sia falso o lo ditto di Piccarda, o lo mio. Mosso
  5. C. M. all’assedio di