Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/166

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76Piangene ancor la trista Cleopatra,
     Che, fuggendoli inanti, dal colubro
     La morte prese subitana et atra.
79Con costui corse infino al lito rubro,
     Con costui puose ’l mondo in tanta pace,
     Che fu serrato ad Iano il suo delubro.
82Ma ciò che ’l segno che parlar mi face
     Fatt’ avea prima, e poi era fatturo1
     Per lo regno mortal ch’ a lui soiace,2
85Diventa in apparenzia poco e scuro,
     Se in mano al terzo Cesari si mira
     Con occhio chiaro e con affetto puro:
88Chè la viva iustizia che mi spira,
     Li concedette, in mano a quel ch’ io dico,
     Gloria di far vendette a la sua ira.
91Or qui l’ ammira in ciò ch’ io ti replico:3
     Possa con Tito a far vendetta corse
     Della vendetta del peccato antico.
94E quando il dente longobardo morse
     La santa Chiesa, sotto le suo ali
     Carlo Magno vincendo la soccorse.
97Ormai può’ iudicar di quei cotali
     Ch’ io accusai di sopra e de’ lor falli,
     Che son cagion di tutti nostri mali.4
100L’ uno al publico segno i gilli gialli
     Oppone, e l’ altro appropria quello a parte
     Sì, che fort’ è a veder chi più si falli.
103Faccian li ghibellin, faccian lor arte
     Sott’ altro segno: che mal segue quello
     Sempre chi la iustizia e lui diparte.

  1. v. 83. Fatturo; participio futuro e vale per fare. E.
  2. v. 84. C. A. soggiace,
  3. v. 91. C. A. t’ ammira
  4. v. 99. C. A. vostri mali