Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/218

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cente a l’ira che aveva preso la detta insegna, cioè Ottaviano Augusto e ’l senato e ’l popolo di Roma contra li Parti, e contra li Tedeschi li quali sono significati per la insegna dell’aquila, la quale cosa non è piccola; ma è ben grande che l’uomo faccia vendetta che sazi l’ira sua. E veramente considerando quanto è ardente l’animo umano all’ira e, per saziamento di quella, a la vendetta, non è meraviglia se l’autore finge che colui dica che ogni altra cosa fatta, o che si debbia fare, sia poca et oscura per rispetto di questa che fu saziamento di vendetta desiderata per ira: l’ira soblimita fu posta da Dio nell’animo umano perchè spregiasse lo male; e però questa s’accende quando vede lo male e desidera vendetta, et allora gode quando la vede. E perchè di sopra avea detto: Con costui corse infino al lito rubro, e già avea fatto menzione di quello che era stato fatto per Ottaviano contra li Parti, et ora àe detto quello medesimo fatto per Tiberio primo che è uno replicare, però dice poi: Or qui; cioè in questo luogo, t’ammira 1; cioè ti meraviglia tu, Dante, in ciò ch’io; cioè Iustiniano, ti replico; cioè ti ridico ancora, che prima te l’aveva detto fatto per Ottaviano, ora tel dico fatto per Tiberio; et ode la cagione, per che tu lettore, e cesserà l’ammirazione. Di sopra avea detto generalmente le cose fatte per Ottaviano, tra le quali erano queste che sono ora dette fatte per Tiberio, sicchè replica quel che detto è di sopra; e la ragione è che ciò che è l’atto per li sudditi dei principi si dice fatto per li principi; e però se prima generalmente disse ogni cosa fatta per Ottaviano, ora si replica quelle, manifestando chi ne fu operatore, è convenevile. E questo è grande maestria dell’autore di dare loda a chi si conviene; a principe come a principe, et a mandato come al mandato; e secondo lo vero intelletto dell’autore si dè sponere lo testo in questa forma; cioè: Gloria di far vendette a la sua ira; cioè di far vendetta del peccato dei primi parenti, rispondente all’ira d’Iddio, cioè alla iustizia di Dio, e questa relazione sua si referisce a la mia iustizia; et ira improprie si pone chè v’è la iustizia di Dio non è ira ; ma intendesi a la sua voluntà rispondente: imperò che quella vendetta fu iustamente fatta, come Iddio volse. E seguita: Or; cioè ora, qui t’ammira; cioè ti meraviglia tu, Dante, dice Iustiniano, in ciò ch’io ti replico: imperò ch’io replico che la insegna dell’aquila, corse con Tito a far vendetta Della vendetta del peccato antico; ecco che si replica qui vendetta di vendetta: imperò che se la prima è vendetta, come può essere anco l’altra vendetta?

  1. t’ ammira dee pur qui leggere il testo, come altresì nel vostro al verso 71, ed al 99 vostri. E di ciò e di qualche altro trascorso chiediamo venia al cortese leggitore. E.