Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/219

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Ecco detto vendetta due volte; della qual cosa ben si può meravigliare Dante, al quale parla Iustiniano, e però nel fa avveduto dicendo: Ammirati, che cosa è da maravigliare; cioè come si possa dire vendetta di vendetta, e però ne farà questione in questo altro canto, come si mosterrà nel seguente canto. Possa; cioè dopo le sante cose, con Tito; cioè con Tito Vespasiano, a far vendetta corse; cioè la detta insegna dell’aquila, Della vendetta del peccato antico; cioè del peccato del primo uomo, cioè d’Adam. Iesu Cristo fu colui che morì per Io peccato del primo uomo, et Iddio permisse che della morte iniusta di Cristo facesse vendetta Tito Vespasiano, destruttore e disporgitore de’ Iudei. Dice Paulo Orosio che, essendo li Iudei divisi tra loro, et alquanti abitanti nel monte Carmelio, e per sorti dimostrando che li principi nati appresso li Iudei doveano essere li signori del mondo; e Svetonio dice che per tutto l’oriente era divulgato che le fata dimostravano che gli andanti in quel tempo in Iudea doveano essere signori del mondo, attribuendo questo a sè li Giudei, si ribellorno dal romano imperio, et uccisono e scacciorno tutti li Romani che erano per ufficiali e per guardie nel regno loro, et ancora lo legato di Siria, che venia per soccorrere, scacciorno; et uccisi li Romani, che erano con lui, presono le insegne dell’aquila. Per la qual cosa a vincere costoro fu mandato Vespasiano da Nerone imperadore, e questi menò seco Tito suo figliuolo per vicario cogli altri che erano nello esercito; e menato seco in Siria molte e forti legioni, in Siria avute molte città dei Iudei, essendo venuto la pasqua e tutti essendo congregati li Giudei a la festa in Iurasalem, Vespasiano assediò la città Ierusalem. Et udita la morte di Nerone, se ne venne a Roma confortato da molti che sarebbe imperadore, lassato nello esercito Tito suo figliuolo per capitano, e così addivenne. Tito, rimaso a combattere Ierusalem, dopo molte battaglie e morte dei suoi, ebbe la città ; ma maggiore fatica e più tempo convenne operare in avere la rocca, nella quale, era lo tempio. Et essendo chiamato imperadore da’ suoi cavalieri, avuta la rocca e lo tempio, deliberò come piacque a Dio di disfare quel tempio che non era più utile, edificata la nuova chiesa e così disfece lo tempio che era durato dalla sua prima costruzione anni 1102, e tutte le mura de la città spianò a terra. Et in quella guerra, come scrive Iosefo, perittono tra di coltello e di fame undici centinaia di migliaia: gli altri furno sparti per lo mondo da 1 novanta migliaia, vendutine trenta a denaio; e Vespasiano e Tito introrono col triunfo in Roma, maggiore e più onorevile di tutti gli altri che

  1. Si ponga mente la grazia della nostra particella da significante avvicinamento ed approssimazione. E.
   Par. T. III. 14