Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/226

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
     214 p a r a d i s o   vi. [v. 112-126]   

contiene. E però lo nostro autore finge che coloro, che sono stati attivi nel mondo e vissuti colle virtù politiche e morali, si rappresentino nella spera di Mercurio, perchè tale influenzia àe a dare Mercurio, secondo gli Astrologi come mostrato è; ma nello arbitrio umano è di seguitare la influenzia buona e schifare la cattiva, e quinci nasce lo merito e lo demerito. E però àe finto l’autore che Iustiniano si rappresenti quine: però che ebbe delle influenzie dette di sopra, come appare; prima, che fu principe; appresso, che fu studioso e corresse le leggi; fu eloquente et ebbe memoria delle istorie, e però lo introdusse a narrare le storie; fu scientifico et astrologo, e però finge che egli dia questa risposta a lui del loro rappresentamento nella spera di Mercurio. E rispondendo finge che elli assegni la cagione, per che non ànno quelli spiriti più alto grado in vita eterna che ’l secondo, dicendo: E quando li disiri; cioè gli desidèri e gli appetiti, o vero voluntadi d’acquistare fama et onore, poggian quivi; cioè nell’acquistare fama, che lassi di rieto a sè, Sì disiando; cioè desiderando, cioè la fama di questo mondo, pur convien che i raggi; cioè li fervori, Del vero amore; cioè della vera carità che l’uomo debbe avere in verso Iddio, insù; cioè in verso lo bene eterno, che è Iddio, poggin men vivi; cioè meno ferventemente: imperò che chi è desideroso di fama e d’onore, benchè egli operi virtuosamente per piacere a Dio, perchè anco è desideroso di fama e d’onore che seguitino della sua operazione, non sì ferventemente opera per l’amore d’iddio, come farebbe se tale appetito non vi fusse; però quanto minore è lo fervore de la carità, tanto minore è lo merito. Ma nel commensurar dei nostri gaggi; cioè delle nostre allegrezze, cioè della nostra beatitudine, onde seguitano li gaudi che noi abbiamo, Col merto; cioè nostro che abbiam meritato, mentre che fummo nel mondo co le nostre opere, è parte di nostra letizia; cioè è parte della nostra beatitudine, quando veggiamo la nostra beatitudine rispondere al nostro merito: imperò che ci rallegriamo e godiamo della iustizia d’Iddio, e non vorremo 1 ch’ella fusse maggiore: imperò che sarebbe fuora di iustizia e contra lo nostro contentamento. Perchè; ecco che assegna la cagione per che sono lieti, cioè per questa cagione che, quanto misuriamo la nostra beatitudine e la nostra letizia col merito nostro, nolli vedian minor, nè maggi; cioè li nostri gaudi non veggiamo nè minori, nè maggiori che sia stato lo nostro merito. Quinci; cioè da questa misura della letizia col merito, adolesce 2; cioè notrica e sazia, la viva iustizia; che premia, secondo

  1. Vorremo , così in antico ; ma al presente vorremmo. E.
  2. Adolesce; cresce, notrica, adoperato attivamente, come in latino si truova attivo adolescere presso Sallustio. E.