Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/248

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così seguita ancora che la prima materia, creata da Dio di niente, sia perpetua: però che, se la forma de li elementi, che è ora, si corrompa, torneranno nella prima materia; ma le cose elementate, cioè composte degli elementi, tutte si corrompeno perchè sono fatte da Dio per mezzo delle influenzie dei corpi celesti, li quali quando imprimono la sua influenzia si muovono, e però si muoveno le cose improntate da loro, e non sono perpetue; e però dice: quand’ella; cioè quando la Divina Bontà, sigilla; cioè imprime la forma e dà l’essere a le cose fatte da lui senza mezzo. Ciò che; ecco che pone l’altra conclusione, cioè la quarta che è questa: Ogni cosa, che discende dalla Divina Bontà senza mezzo, è libera, dicendo così: Ciò; cioè ogni cosa, che; cioè la quale, da essa; cioè dalla Divina Bontà, piove; cioè descende, senza mezzo; cioè che non vi concorra altra cagione, Libero è tutto; cioè che non depende da niuna altra cagione che da lui; et assegna la cagione, dicendo: perchè non soiace; cioè imperò che non sottostà quello, che è produtto da Dio senza mezzo, A la vertute delle cose nove 1; cioè alle influenzie dei cieli e delle seconde cagioni, che si chiamano cose nuove per rispetto di Dio, che è innanzi a tutte le cose per proprietà di sua natura, siccome dice Boezio nel luogo prealegato: Neque Deus conditis rebus antiquior videri debet temporis quantitate; sed simplicis potius proprietate naturœ. E sotto queste parole che seguitano inchiude la quinta, la sesta e la settima conclusione, dicendo: Più li è conforme; cioè più è conforme e similliante a lei, cioè a la Divina Bontà, quella cosa che è perpetua e libera e più rilucente e splendida, che è la sesta conclusione, e però più li piace; che tutte l’altre quella che à le predette cose, cioè perpetuità, libertà, splendore, similitudine di lei, che è la settima conclusione; e ben dice che per questo più gli piace: imperò che per questo più s’approssima a lei. Et assegnando la cagione di questo piacere, pone la quinta conclusione; cioè che nelle cose che ànno le predette due cose; cioè perpetuità, libertà, è più di splendore, sicchè seguita di quinde la sesta, e di quinde poi la settima conclusione. Pone adunqua la quinta, dicendo così: Chè; cioè imperò che, l’Ardor Santo; cioè che lo Spirito Santo, ch’ogni cosa raggia; cioè lo quale ogni cosa illumina, secondo che a la cosa si conviene, Ne la più simigliante; cioè nella cosa più simile a lui, è più vivace; che in quella che non è tanto simile; più risplende la bontà d’Iddio nelle cose immediatamente da lui che nell’altre, e più vi mette del suo lume e del suo splendore, e però sono più simillianti a lui; e così seguita che più gli debbono piacere.

  1. Nell’Ecclesiaste è detto che l’opere fatte immediatamente dalla Bontà Divina vanno esenti da corruzione e durano in perpetuo. E.