Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/267

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cosi fece. E finge che iunto là, e preso da la reina in collo, credendo che fusse Ascanio, elli inspirò in lei le fiacole de l’amore e fecela innamorare d’Enea; e però dice le parole predette. E da costei; cioè da Venere, ond’io; cioè da la quale Venere io Dante, principio piglio; cioè prendo principio di parlare in questo ottavo canto, Pigliavano; cioè gli antichi, il vocabul; cioè il nome, della stella; cioè del pianeto terzo, che lo chiamavano Venere, Che ’l Sol; cioè lo qual il Sole, vageggia; cioè ragguarda, or da poppa; cioè alcuno tempo dell’anno di rieto da sè, come la poppa è l’ultima parte del naviglio, or dal ciglio; cioè alcuno tempo d’inanzi da sè, come lo ciglio è nel capo, e nella parte d’inanzi. Et in questo si dimostra che questo pianeto, che à confine col Sole, per la sua vicinità alcuno tempo va innanzi al Sole, alcuno tempo lo seguita, alcuno tempo va pari a lui, alcuno tempo va di sopra a lui, alcuno tempo di sotto a lui; e quando va innanzi al Sole, si leva la mattina innanzi al Sole quattro mesi dell’anno, e di rieto al Sole si leva la sera innanti che ’l Sole sia ito al tutto giù ne lo occidente, e dura questo non più che 11 di’, l’altro tempo sta celato; ma in dicianove mesi si trovano ristorati gli appiattamenti e li manifestamenti suoi. E quando va innanti si chiama Lucifer; e quando va di rieto al Sole, si chiama Esperus. Solo questo pianeto fa ombra col suo lume de’ 5 pianeti 1, come fa la Luna; e solo questo pianeto grande tempo sta, che non si cuopre per li raggi del Sole, secondo che dice Marzial Capella, o la mattina che si levi in anti al Sole, o la sera che si levi di rieto al Sole, dura buono spazio lo splendore suo col Sole. E perchè questo pianeto àe a dare influenzia d’amore, lo quale amiore se s’usa in verso le virtù è commendabile, e se s’usa in verso le cose mondane è vituperabile, però nominorno lo detto pianeto Venere la quale si dice madre de l’Onore, e madre di Cupidine; e però finge l’autore nostro che gli uomini, che sono stati nella loro vita amorosi, graziosi, benigni e seguitatori degli onori, sì che poi abbiano seguitato la celeste beatitudine, si rappresentino nel corpo di Venere, come apparrà nel processo. Seguita.

C. VIII — v. 13-30. In questi sei ternari lo nostro autore finge come egli si trovò con Beatrice, montato nel corpo del terzo pianeto, cioè Venere; e come vi trovò alquanti beati spiriti, li quali vennono in verso lui per parlare con lui; e come uditte lo canto loro di tanta dolcezza, che sempre poi n’ebbe desiderio, dicendo così: Io; cioè Dante, non m’accorsi; cioè non viddi come, del salir; cioè del montare del corpo di Mercurio, in ella; cioè nel corpo di Venere: imperò che sono continui li cieli, sicchè niuna cosa di voto è in mezzo, e

  1. C. M. col suo lume oltre lo Sole e la Luna ; e solo
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