Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/302

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mio, dunqua perchè nol sazi? E però dice: Dunque; cioè poi che così è, la voce tua; cioè di te spirito beato, che; cioè la qual voce. il Ciel trastulla; cioè diletta lo cielo, Sempre col canto di quei fochi pii; cioè col canto degli angeli Serafini che sono fuochi, cioè splendori et ardori di carità pietosi, Che di sei ale facen la cuculla; cioè li quali angeli fanno lo suo coprimento di sei ali: cuculla è Io vestimento dei monaci. Descrive santo Ioanni ne l’Apocalissi che vidde angeli che due ali si stendevano al capo, e due a’piedi, e dell’altre due una a ciascuna mano, Perchè non satisface; cioè perchè non sodisfa la tua voce, ai miei disii; cioè ai miei desidèri, senza aspettare ch’io dimandi: imperò che tu vedi gli miei desidèri? Già non attenderei; cioè aspetterei, io; Dante, tua dimanda; cioè di te spirito, cioè io non aspetterei che tu dimandassi, S’io; cioè se io Dante, m’intuasse; cioè intrasse a vedere lo tuo volere nel tuo cuore, come tu t’immii; cioè come tu entri dentro nel mio quore a vedere mia voluntà: imperò che tu la vedi in Dio. Illuiare, intuare, immiare sono verbi fatti e formati dall’autore da’ pronomi lui, me e te: illuiare è intrare in lui, immiare è intrare in me, intuare è intrare in te. E qui finisce la prima lezione del canto ix, et incomincia la seconda.

La maggior valle, ec. Questa è la seconda lezione del canto ix, nella quale l’autore nostro finge come Folco da Marsilia rispuose al suo desiderio. E dividesi questa lezione in cinque parti: imperò che prima per descrizione manifesta la terra onde fu, e lo nome suo: ne la seconda manifesta la condizione della vita sua, adiungendo alquanti esempli, et incominciasi quine: Che più non arse ec.; nella terza finge come li manifestò uno degli altri spiriti beati che quine erano, et incominciasi quine: Ma perchè tutte ec.; nella quarta finge che renda ragione, per che l’anima sopradetta sia in quel pianeto, e incominciasi quine: Da questo Cielo ec.; nella quinta finge l’autore che facesse disgressione e riprendesse li pastori della Chiesa, et incominciasi quine: La tua città ec. Divisa adunqua la lezione, ora è da vedere lo testo co le esposizioni litterali, allegoriche e morali.

C. IX — v. 82-97. In questi cinque ternari lo nostro autore finge come lo spirito beato chiamato Folco da Marsilia, pregato da lui, si nominò a lui descrivendo lo luogo per Astrologia e per Istoria, dicendo unde fu. Dice così: La maggior valle; questa è la valle per la quale va lo mare mediterraneo che si chiama lo mare del Leone, lo quale entra nella parte occidentale in una valle tra due monti, che l’uno è dalla parte d’Aftrica che si 1 chiama Abinna, e l’altro

  1. C. M. chiamasi Alunna, e l’altro