Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/363

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 133-139] c o m m e n t o 351

fioche; cioè oscure e non intelligibili, come è la voce fioca, E se la tua audienzia; cioè di te Dante, è stata attenta; cioè sollicita ad intendere ciò che io òne detto, Se ciò, ch’ò detto; cioè io Tommaso nella parte precedente, a la mente; cioè tua di te Dante, revoche; cioè reduci le cose dette, In parte fia la tua vollia contenta; cioè la tua voglia di te Dante serà contenta in una parte, perchè serà soluto l’uno dubbio che avevi, Perchè; ecco la cagione, vedrai; cioè tu, Dante, la pianta; cioè lo detto, che è come pianta, unde si scheggia; cioè unde si deriva, come la scheggia da la pianta, questo detto: U’ ben s’impingua — , Vedrai ’l corregger; cioè tu, Dante, santo Domenico lo quale chiama corregger, perchè portò cinta la correggia, e volse che li suoi frati portassono cinta come santo Francesco li suo’ frati la corda, che argomenta; cioè che prova con vero argomento ne le sue costituzioni che li frati suoi debbiano studiare nella santa Teologia 1, ne la quale studiando ingrasseranno l’anime loro di buona pinguedine, cioè della grazia d’Iddio, del sapere delle cose divine, se non andranno vaneggiando per le altre scienzie, le quali sono vanità e fanno l’anima vanire et insoperbire; e però ben dice che santo Domenico argomenta che li frati suo’ vadano per lo cammino suo, U’; cioè nel quale cammino dello studio della Teologia ch’elli mostrò loro, ben s’impingua; cioè ben s’ingrassa, cioè di buona pinguedine, se non si vaneggia; cioè se non si va vaneggiando per l’altre scienzie che enfiano e fanno l’omo vano e superbo, e questo è uscire del cammino di santo Domenico. E qui finisce lo canto xi, et incominciasi lo xii.

  1. C. M. come studiò egli, nella
   Par. T. III. 23