Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/372

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   360 p a r a d i s o   xii. [v. 10-21]   

volendo dimostrare come stavano quelli due cerchi di beati intorno a lui et a Beatrice, arreca due similitudini; cioè l’una a proposito, e l’altra a dimostrare l’assimigliato, dicendo cosi: Come si volgen per tenue nube; ecco la prima similitudine, cioè come alcuna volta si vedono nell’aire due archi equidistanti nelle nube non troppo spesse, dei quali quello d’entro è cagione di quello di fuora, cioè quello che è di verso lo Sole è cagione dell’altro che viene più di lungi dal Sole: imperò che lo primo si gira 1 per li radi solari, che perquotono nella nuvula, e di quinde si genera l’altro per riflessione di quelli radi a l’opposita parte; così vuole dare ad intendere che Io cerchio primo, finto da lui essere stato intorno a loro, fu cagione ch’elli fingesse come per riflessione l’altro cerchio di fuori 2, acciò che come nel primo santo Tomaso, introdutto da lui a dire delli due campioni della Chiesa, cioè di santo Francesco e di santo Domenico, si stendesse a dire della santa vita di santo Francesco, e finisce in reprensione dei frati dell’ordine de’ predicatori; cosi frate Bonaventura, che non fu di quella profondità di scienzia, fu introdutto da lui nel secondo cerchio a dire prima della perfezione di santo Domenico e finire poi in reprensione dei frati dell’ordine dei minori. Et àe usato qui l’autore bella cautela, per inducere li lettori a dare più fede, cioè che l’uno dica bene del cominciatore dell’altro ordine, et e converso; e ciascuno dica male del mancamento dei suoi frati dal fervore della carità. E però tocca per similitudine quello che dice Aristotile nella sua Metaura, come fu detto nella presente opera in altra parte, che l’arco appare nella nebbia non folta nell’aire, imperfetto: imperò che non si vede, se non quella parte che è di verso lo nostro emisperio, l’altra metà appare nell’altro et alcuna volta se ne vedono due; cioè quando è tanto ampia la nebbia, che vi possa essere riflessione; ma non si vede sì chiaro quello che si fa per riflessione, dicendo: Come si volgen per tenue nube; cioè sottile e trasparente, cioè che non sia troppo folta, Due archi paralelli; cioè egualmente distanti, cioè che dall’una parte non s’accostano insieme più che dall’altra, cioè lo primo che si cagioni dai raggi del Sole diretti nella nube, e l’altro dai raggi reflessi da quello nella parte opposita, e concolori; cioè et insieme d’uni medesimi colori, cioè di rosso biadetto, verde e bianco, Quando Iunone; cioè quando la moglie di Iove, secondo la fizione poetica, a sua ancilla; cioè a sua serva, che è chiamata Iris, iube 3; cioè comanda che vada a fare qualche sua imbasciata: imperò che li Poeti fingeno che Iris sia messaggiera di Iunone e

  1. C. M. Si genera per li
  2. C. M. fuori, esser generato ad ciò
  3. Iube; dal latino iubere; comandare. E.