Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/373

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che la via sua sia a venire in terra per quello arco, come è stato detto di sopra in altro luogo; cerchisi quine, Nascendo di quel d’entro; cioè dell’arco d’entro, cioè di verso lo Sole, quel di fori; cioè quello che è più rimoto dal Sole; e così vuole dare ad intendere che lo ragionamento, indutto 1 da lui, di santo Tomaso, che fu dei più eccellenti, fusse cagione d’inducere 2 quell’altro ragionamento di frate Bonaventura, che fu di meno eccellenzia di scienzia di lui, sicchè ’l più eccellente fu cagione di parlare del meno eccellente; e qui induce l’altra similitudine poetica, dicendo: A guisa del parlar; cioè a similitudine del parlare, di quella vaga; cioè di quella ninfa che fu chiamata Eco, che fu donzella di Iunone e di Iove, e questa Eco fu una delle ninfe dei monti. E perchè Iove non fusse trovato da Iunone quando ne’ monti stava co le ninfe, intrava in parole con Iunone quando veniva per trovarlo, e tanto la teneva in parole che Iove era partito da loro; unde Iuno fatta avveduta di ciò, le tolse la garrulità della lingua: imperò che, essendo Eco grande parlatrice, li fece che non potesse parlare se non rispondendo e replicando le parole dette d’altrui, et anco non tutte; ma pur l’ultime, e che sempre stesse nei monti. Avvenne caso che, stando poi ne’ monti e ne le selve, ella vidde Narcisso bellissimo iovano, lo quale era cacciatore, e voleva servare castità, del quale si fu innamorata, e dispregiata da lui tanto sdegno prese ch’ella s’appiattò in una spelunca d’uno monte, e tanto quine pianse che la carne tutta si consummò 3, e l’ossa si mutorno in sasso e rimase sola la voce, la quale al modo detto di sopra rispondea. Questa fizione pone Ovidio Met. nel terzio libro, e gli spositori delle fizioni poetice 4 diceno che l’autore volse arrecare la cosa naturale a fizione, e per quella dimostrare quel che vuole che si vegga essere nella natura, cioè che’ luoghi cavernosi danno reboato 5 a la voce che perquote nell’aire vacuo, e l’aire vacuo riperquote nell’aire rinchiuso, e così rimbomba la voce, e non rimbomba tutta; ma solamente l’estrema parte; e questo avviene perchè l’aire percosso non può integramente riperquotere: conviene che per lo passamento dell’uno luogo a l’altro qualche parte perda, e perda quella che è più di lungi: più di lungi è la prima che l’ultima, e però si perde la prima. Ma l’autore tocca questa fizione a suo proposito, dicendo che come lo rimbombamento procede da la prima voce, così lo secondo parlare di frate Bonaventura nacque dal parlare primo di santo Tomaso, come nasce lo rimbombo del parlare che è dentro nel

  1. C. M. introdotto da lui,
  2. C. M. introducere
  3. Consummò, alla guisa del consummere latino. E.
  4. Poetice; poetiche fognata l’h siccome altrove. E.
  5. Reboato; dal reboare dei Latini che vale rimbombare, risonare. E.