Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/432

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     420 p a r a d i s o   xiv. [’’v’’. 67-81]   

e per li altri; cioè parenti et amici, che fuor cari; cioè che furno amati da loro, Anzi che fusser sempiterne fiamme; cioè innanti che fussono morti e che fussono beati in vita eterna dove sono, come dice l’autore, fingendo coperti di splendore come si cuopre lo carbone della sua fiamma; e però per loro e per tutti coloro, che amorno ne la vita, desideravano che riavessono li corpi, perchè avessono la loro perfezione. E qui finisce la prima lezione di questo canto xiv, et incominciasi la seconda.

Et ecco intorno ec. In questa seconda lezione del canto xiv lo nostro autore finge come si trovò poi con Beatrice sallito al quinto pianeto; cioè Marte, nel quale finge che trovasse quelli beati che combatterno per la fede. E dividesi questa lezione in sei parti: imperò che prima finge che, poichè lo spirito finitte la dichiaragione del dubbio, apparve uno altro serto di beati spiriti, che erano stati dottori in Teologia nel mondo, intorno ai due serti di sopra nominati; ne la seconda finge come si trovò con Beatrice levato al quinto cielo, e come ringraziò Iddio, et incominciasi quine: Quindi ripreser ec .; ne la terzia finge che elli ricognoscesse li beati che in esso trovò di che condizione erano, e come era fatto quel pianeto, et incominciasi quine: E non era anco ec.; ne la quarta si scusa l’autore che elli non può dimostrare per esemplo come era fatto lo segno che trovò nel detto pianeto, et incominciasi quine: Qui vince la memoria ec.; nella quinta parte finge come li apparveno fatti quelli spiriti beati che quine erano, e come cantavano cose alte che da lui non erano intese, et incominciasi quine: Così si veggion ec.; ne la sesta parte si scusa ai lettori, s’elli non parla de la bellezza di Beatrice che non se ne meraviglino, et incominciasi quine: Io m’innamorava ec. Divisa adunqua la lezione, ora è da vedere lo testo coll’esposizioni letterali, allegoriche e morali.

C. XIV — v. 67-81. In questi cinque ternari lo nostro autore finge che, poichè lo detto spirito ebbe detto e finito la dichiaragione del dubbio mosso di sopra, apparve uno altro serto di beati spiriti intorno ai detti due serti, dicendo cosi: Et ecco intorno; cioè ai detti due cerchi di beati spiriti et a Beatrice et a me, cioè in giro, di chiarezza pari: imperò che tanto era splendido l’uno spirito, quanto l’altro, sì che erano pari in chiarezza; e per questo dà ad intendere che equale era la beatitudine loro, siccome era stata la loro virtù e la loro scienzia nel mondo, Nascer un lustro; cioè uno splendore, sopra quel che v’era; per li due serti de’ beati, che è stato detto di sopra, v’era splendore grandissimo, et oltra a quello n’apparve un altro, A guisa; cioè a similitudine, d’orizonte; già è detto che è orizzonte: è uno cerchio che divide l’emisperio di sotto da quel di sopra, sicchè l’occhio non può vedere più giù: spesse volte veggiamo