Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/462

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
     450 p a r a d i s o   xv. [v. 88-96]   

ma li atti, che sono de l’anima per mezzo delli sentimenti corporali, sono limitati e terminati sicchè non si può terminare in essi quanto la voluntà vorrebbe, sicchè bene sono queste due ali pennute diversamente: imperò che le penne de la voluntà sono libere, e quelle delli atti dependenti dalli istrumenti corporali sono limitati e terminati, et in essi non può l’uomo quanto vorrebbe. Ond’io; cioè per la qual cosa io Dante, che son mortal; cioè che sono ancora col corpo mortale, mi sento; cioè sento me, in questa Disagguaglianza; cioè in questa disequalità, cioè che io non posso quanto io vollio: io vorrei potere co le parole ringraziarvi di questa festa, che m’avete mostrato, tanto quanto la mente àe conceputo, et io non posso, e però non ringrazio, Se non col cuore a la paterna festa: imperò che co la lingua non potrei tanto, quanto la mente àe concetto e la voluntà s’è stesa a volere, nè con alcuno altro segno, e però ringrazio col cuore a la carità, che m’avete mostrato co l’ardore e col fiammeggiare, come padre e principio de la mia generazione e schiatta. Ben supplico io; cioè Dante con ogni reverenzia m’inchino, a te, vivo topazio; cioè a te beato spirito, che risplendi più che uno topazio: imperò che se’ spirito vivente, e lo topazio è pietra morta; e pertanto la similitudine non è di pari 1, Che; cioè lo quale, questa gioia preziosa; cioè questo segno de la croce, che è in questo pianeto, ingemmi; cioè adorni come fa la gemma la corona, o l’anello nel quale è, Perchè mi facci; cioè perchè tu facci me Dante, del tuo nome sazio; cioè che tu mi dichi lo nome tuo, del quale io òne desiderio di sapere.

C. XV — v. 88-96. In questi tre ternari lo nostro autore finge come quello beato spirito rispondesse a la dimanda sua et al prego suo, dicendo cosi: O fronda mia; per due respetti finge che lo suo terzo avo lo chiamasse sua fronda; prima, perchè era nato di lui come la fronde de l’arboro; poi, perchè come la fronde è adornamento de l’arbore; così Dante era adornamento di tutti li suoi passati e descendenti per la sua virtù, in che; cioè ne la quale fronde, io compiacemmi; cioè io Cacciaguida ebbi compiacimento e diletto, Pur aspettando; cioè solamente aspettandoti, io fui la tua radice; ciò Cacciaguida fui lo principio de la tua schiatta, come la radice è principio de la vita dell’arbore. Cotal principio, rispondendo, femmi; cioè a me Dante lo mio terzo avo, dando risposta a quello che io aveva addimandato, incominciò così: Possa mi disse; cioè poi disse a me Dante. Quel da cui si dice Tua cognazione; cioè colui, unde è detto lo cognome del tuo parentado, cioè Allighieri; e chi dice Aldighieri: questo fu lo comune nome della casa di Dante

  1. C. M. di pari; però vi giunge vivo, Che,