Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/477

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

465

C O M M E N T O


O poca nostra nobiltà di sangue ec. Questo è lo xvi canto di questa terza cantica, nel quale lo nostro autore finge com’elli con suoi dimandi incitò ancora lo detto spirito a parlare; e come elli rispuose ai suoi dimandi, manifestandoli a l’ultimo la cittadinanza nobile di Fiorenza. E dividesi principalmente in due parti: imperò che prima finge come, avuto lo cenno da Beatrice e fatto esclamazione sopra la nobilità, dimandò messer Cacciaguida prima de le sue cose et appresso di quelle de la città, e come elli li rispuose; ne la seconda, come messer Cacciaguida, continuando sua risposta, finge che li dicesse quasi di tutte le case dei gentili uomini di Fiorenza, et incominciasi quine: Io viddi li Ughi ec. La prima, che sarà la prima lezione, si divide in sei parti: imperò che per intrata del canto l’autore finge ch’elli facesse una esclamazione sopra la gentilezza 1, udito da messer Cacciaguida ch’elli era stato sua origine, e come elli era stato nobilitato per lo imperadore Currado; ne la seconda parte finge come incominciò a parlare al detto spirito, avuto lo cenno da Beatrice, adducendo una similitudine, et incominciasi quine: Dal voi, che Roma ec.; ne la terza parte finge come ’l detto spirito s’infiammò, incominciando a darli risposta ai suoi dimandi, et incominciasi quine: Come s’avviva ec.; ne la quarta parte finge come, posto fine al parlare di sè e de’ suoi, incominciò a parlare de la cittadinanza di Fiorenza e de la quantità, et incominciasi quine: Tutti color ec.; ne la quinta parte finge come toccò la cagione speziale del guastamento di tutte le città non che di Fiorenza, et incominciasi quine: Se la gente, ch’al mondo ec.: ne la sesta parte finge come toccò la cagione generale del mutamento de le cose del mondo, et incominciasi quine: Se tu riguardi ec. Divisa adunqua la lezione, ora è da vedere l’esposizione litterale co le allegoriche e morali.

C. XVI — v. 1-9. In questi tre ternari lo nostro autore finge come elli, udito parlare messer Cacciaguida de la sua milizia e de la sua morte, se ne gloriò; e però elli intrò ad esclamare contra la nobilità, dicendo che nolli serà maraviglia se nel mondo la gente se ne gloria, ch’elli essendo in cielo nel pianeto se ne gloriò, e però dice O poca nostra nobiltà di sangue: due sono le nobiltà; cioè l’ una animale, e l’altra corporale. La nobiltà animale è in ciascuno uomo, s’elli conserva l’anima sua in quella nobilità, che 2 Iddio l’à creata; ma se si parte da essa coi vizi, allora diventa vile: e come la nobi-

  1. C. M. la gentilezza, fingendo che avendo udito la gentilezza della sua origine, elli se ne fusse gloriato essendo nel cielo di Marte; nella segonda
  2. Che; in che, maniera ellittica non istraordinaria ai classici nostrali. E.