Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/506

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parte finge come lo detto spirito risponde al dubbio proposto, manifestandoli che serà cacciato di Fiorenza, et incominciasi quine: Qual si partì ec.: ne la quinta parte finge come lo detto spirito li dichiara qual fia lo maggiore dispiacere ch’arà nella sua avversità et incominciasi quine: Tu proverai siccome sa di sale ec. Divisa la lezione, ora è da vedere lo testo co l’esposizione allegoriche e morali che correranno. Dice prima cosi: Qual venne ec.

C. XVII — v. 1-12. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come elli fu mosso da Beatrice a manifestare lo suo desiderio al detto spirito col quale aveva parlato di sopra, arreca una similitudine poetica, et appresso finge come Beatrice lo conforta a dire lo suo desiderio, dicendo così: Qual venne a Climene; cioè a la madre sua, ch’era chiamata Climene, per accertarsi; cioè per farsi certo di quello che dubitava, cioè, Di quel ch’avea contra sè udito; dittoli da Epaso figliuolo di Iove, cioè ch’elli non era figliuolo del Sole, e che la madre lo ingannava, Quel; cioè colui che fu chiamato Eridano prima e poi Feton, che fu figliuolo del Sole e di Climene, del quale fu detto di sopra nella prima cantica, nel xvii canto, ch’anco; cioè che anco, fa li padri ai filli scarsi; cioè a promettere, pigliando esemplo da questo che, perchè lo Sole li promisse di darli ciò che dimandasse, dimandò di reggere lo carro suo; per la qual cosa moritte, e per questo li padri sono fatti più temperati a promettere ai figliuoli, Tale era io; cioè Dante al mio terzo avo, quale fu Eridano, o vero Feton, a Climene sua madre, quando andò a lei per dichiararsi s’elli era figliuolo del Sole, che li era stato detto da Epaso che no: imperò che io stava col desiderio di dimandarlo del mio dubbio, e tale era sentito Da Beatrice; cioè io Dante era tale sentito da Beatrice, quale venne Feton a Climene sua madre, per farsi certo s’elli era figliuolo del Sole, cioè con quello desiderio era io sentito da la mia guida essere allora, e dalla santa lampa; cioè da quello beato spirito che risplendeva come una lampana, cioè di messer Cacciaguida lo quale vedeva lo mio desiderio che io avea dentro, Che; cioè lo quale spirito, pria; cioè prima, per me; cioè per me Dante, per parlare meco, avea mutato sito; cioè avea mutato luogo ne la croce che era nel pianeto Marte, che, come fu detto di sopra, si partì del corno e venne giuso al gambo: imperò che io mi voleva dichiarare di quello che aveva udito contra me, come Feton di quello che aveva udito contra sè. Per che; cioè per la qual cosa, mia donna; cioè Beatrice, mi disse; cioè disse a me Dante: Manda fuor1; cioè del tuo amore, la vampa; cioè l’ardore, Del tuo disio; cioè del tuo desiderio, sì ch’ell’esca; cioè per sì fatto modo che esso

  1. C. M. fuor; dal suo cuore, la vampa;