Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/507

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     [v. 13-30] c o m m e n t o 495

ardore esca de la tua niente, Segnata bene de l’eterna stampa; cioè de la carità del lo Spirito Santo, che è eterno et è forma che dà essere ad ogni perfetta carità; sì come la stampa dà essere a la 1 figura ch’ella fa. E tollie via uno dubbio che potrebbe nascere ne la mente del lettore, cioè: Tu ài detto di sopra che li beati veggiano ogni nostro desiderio 2, come dice Beatrice che elli dica, che non dè essere bisogno? Et a tollier questo dubbio, dice: Non; dico che tu, Dante, dichi, dice Beatrice, per che nostra cognoscenzia cresca Per tuo parlare: imperò ch’ella non cresce in noi, che quello cognosciamo noi beati, poi ch’ài parlato, del tuo concetto che prima, ma perchè t’ausi; cioè ma io tel dico, perchè t’avezzi, A dir la sete; cioè a dire lo desiderio tuo, sicchè l’om ti mesca; cioè ti sazi l’appetito e lo desiderio, come sazia la sete colui che mesce lo bere a chi à sete. Et è qui da notare questa moralità che, benchè Iddio vegga lo nostro desiderio buono, non sempre l’adempie: imperò che vuole che noi l’esprimiamo co la bocca, acciò che noi creature nell’addimandare ci cognosciamo subiette al creatore, siccome dice l’Evangelio: Petite, et accipietis; e però finge l’autore che Beatrice dica a Dante le parole dette di sopra; e che lo terzo avo suo, benchè vedesse lo suo desiderio, nollo dichiarava perchè voleva che mostrasse umilità nell’addimandare. Ma Beatrice non aspetta che Dante dimandi a lei, perch’ella significa la grazia d’Iddio preveniente, la quale viene senza essere dimandata: imperò che Iddio la dà per sua bontà e cortesia.

C. XVII — v. 13-30 in questi sei ternari lo nostro autore finge com’elli, confortato da Beatrice, parlò a messer Cacciaguida dimandando d’esser certificato del dubbio, che aveva di quello che aveva udito dire contra sè, che fu detto nel principio di questo canto, dicendo così. O cara pietra mia; ritiene lo parlare di sopra, quando disse: Ben supplico io a te, vivo topazio, Che questa gioia preziosa ingemmi, dove è lo colore che si chiama permutazione e così usa qui ancora, chiamando lo detto spirito pietra: imperò che come pietra preziosa ne la corona, o nella cintola, è posta per adornamento; così era posto lo detto spirito ne la croce di Marte, che sì; cioè lo quale per sì fatto modo, t’insusi; cioè t’inalzi in su in verso Iddio: questo è verbo 3 preponiale fatto dall’autore iusta lo vulgarc, Che, come veggion le terrene menti; cioè le menti umane, che sono in terra, Non capere in triangol due ottusi; triangulo è una figura in

  1. C. M. ad ogni figura
  2. C. M. desiderio, come dice Beatrice che gli dica che dè essere bisogno imperò che lo spirito beato vede lo suo desiderio? Et a tollere
  3. C. M. verbo prepoliare finto dall’autore secondo lo vulgare — ; Nel Codice Laurenziano n. 16 sta preposizionale, e così appunto qui è da leggere. E.
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