Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/532

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palatini, nipote del detto re Carlo, che anco combattette co l’infideli e morì ne la battallia, e furno nelli anni 775, Dù; cioè lumi, che roteavano, ne seguì lo mio attento sguardo; cioè lo mio attento vedere di me Dante, come io aveva seguitato li altri spiriti che aveano, risplendendo, girato, Com’occhio segue; cioè come l’occhio dell’uccellatore seguita, suo falcon volando: cioè suo falcone, quando vola. Possa; cioè dopo questi detti di sopra, trasse Guiglielmo; questo Guiglielmo fu uno grande principe, che combattette e morì per la fede di Cristo: non òne potuto trovare chi fusse distintamente, e Rinoardo; questo anco fu grande principe, che combattette e morì per la fede di Cristo: anco non òne potuto trovare chi fu E ’l duca Gottifredi; questi fu Gottifredi di Bullione duca del regno, che fu capitano generale del passaggio che si fece nel 1120 anni, e fu coronato re di Ierusalem, et allora si cominciaro le magioni del tempio de lo spidale di Ierusalem, la mia vista; cioè di me Dante trasseno questi sopradetti lo vedere, Per quella croce; che io òne detto che era nel corpo di Marte, nel quale si rappresentavano li beati spiriti che avevano combattuto per la fede di Cristo, e Ruberto Guiscardo; questo discese del duca di Normandia e fu re di Pullia, e fece grandi cose per la fede di Cristo, e morì andando in Ierusalem ad una isula che si chiamava Ierusalem, e fu nelli anni Domini 1085: ancora questo Ruberto Guiscardo trasse la mia vista per la croce, perchè nominato fece giro come li altri. Indi; cioè di poi, tra l’altre luci; che erano ne la detta croce, mota 1; cioè mossa, come si muovono le altre, e mista; cioè e mischiata poi con loro, Mostrommi l’alma; cioè mostrò a me Dante l’anima, che m’ave parlato; cioè tanto, quanto è detto di sopra, Qual era tra i cantor del Cielo artista; cioè chente elli era artista a cantare e lodare Iddio colli altri; et ancora si potrebbe intendere in che ordine era messer Cacciaguida terzo avo di Dante, che fu fatto cavalieri per lo imperadore Currado e morì nella battaglia fatta contra l l l’infideli che erano in Calavria, come è stato detto di sopra.

C. XVIII — v. 52-69. In questi sei ternari lo nostro autore finge come, dopo quel che fu detto di sopra, s’avvidde che era sallito nel sesto pianeto, cioè Iove, dicendo così: Io; cioè Dante, mi rivolsi; cioè rivolsi me Dante, dal mio destro lato; cioè da mano dritta, Per vedere in Beatrice; cioè acciò che io vedessi in Beatrice mia guida, il mio dovere; cioè quello, ch’io doveva fare, segnato; cioè figurato in lei, O per parole; ch’ella mi dicesse, o per atto; cioè o per cenno, che mi facesse. E viddi; cioè io Dante, le suoi luci; cioè li occhi suoi di Beatrice, tanto mere; cioè tanto puri, Tanto ioconde;

  1. Mota; secondo il motus latino. E.