Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/569

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c a n t o   xx. 557   

22suono al collo della cetra
     Prende sua forma, e siccom’al pertugio
     Della sampogna vento che penetra;
25Così, rimosso d’aspettar indugio,
     Quel mormorar deli aquila salissi
     Su per lo collo, come fusse bugio.
28Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
     Per lo suo collo in forma di parole,1
     Qual aspettava ’l cuor, dov’io le scrissi.
31La parte in me, che vede, e pate ’l Sole
     Nell’aquile mortali, incominciommi:
     Or fisamente riguardar si vuole:
34Perchè dei fuochi, ond’io figura fommi,
     Quelli, onde l’occhio in testa mi scintilla,
     Ei di tutti lor gradi son li sommi.
37Colui, che luce in mezzo per pupilla,
     Fu il cantor de lo Spirito Santo,
     Che l’arca traslatò di villa in villa:
40Ora cognosce ’l merto del suo canto,
     In quanto effetto fu del suo consillio,
     Per lo rimunerar, ch’è altrettanto.
43Dei cinque, che mi fan cerchio per cillio,
     Colui, che più al becco mi s’ accosta,2
     La pedonella consolò del fillio:
46Ora cognosce quanto caro costa
     Non seguir Cristo, per l’ esperienzia
     Di questa dolce vita e dell’opposta.
49E quel, che segue in la circunferenzia,
     Di che ragiono, de l’arco superno,
     Morte indugiò per vera penitenzia:

  1. v. 29. C. A. suo becco in
  2. v. 45. C. M. La poverella — C. A. vedovella