Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/570

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
     558 p a r a d i s o

52Ora cognosce che l’iudicio eterno
     Non si trasmuta, quando degno preco1
     Fa crastino laggiù dell’odierno.
55L’altro, che segue, co le leggi meco
     Sotto buona intenzion, che fe ’l mal frutto,
     Per ceder al pastor si fece Greco:2
58Ora cognosce come ’l mal didutto
     Dal suo bene operar nolli è nocivo,
     Avvegna che sia il mondo indi destrutto.
61E quel, che vedi nell’arco declivo,
     Guiglielmo fu, cui quella terra plora,
     Che piange Carlo e Federico vivo:
64Ora cognosce come s’inamora
     Lo Ciel de l’iusto rege, et al sembiante
     Del suo fulgore il fa vedere ancora.
67Chi crederebbe giù nel mondo errante,3
     Che Rifeo troiano in questo tondo
     Fusse la quinta de le luci sante?
70Ora cognosce assai di quel, che ’l mondo
     Veder non può de la divina grazia,
     Benchè sua vista non discerna ’l fondo.
73Qual loduletta, che in aire si spazia4 5
     Prima cantando, e poi tace contenta
     Per l’ultima letizia, che la sazia;6
76Tal mi sembiò l’imago de la imprenta
     De l’eterno piacere, al cui disio
     Ciascuna cosa, qual’ell’è, diventa.

  1. v. 53. Preco, siccome prec veniva usato dai Trovadori. E.
  2. v. 57. C. A. Procedere al
  3. v. 67. C. M. Che crederebbe che giù
  4. v. 73. C. M. Qual è la lodaletta che in aere
  5. v. 73. C. A. Quale alodetta che in aria
  6. v. 75. C. A. ultima dolcezza,