Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/58

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non fu lo descendere di Iasone ad arare. E dobbiamo notare, come detto è di sopra, che lo sallimento dello autore ai cieli finto da lui, secondo lo corpo, quanto alla lettera, fu secondo l’allegoria mentalmente, e chi intendesse altrimenti non intendrebbe bene.

C. II — v. 19-30. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come, ritornando alla materia, elli si trovò montando suso velocemente nel corpo della Luna, dicendo così: La concreata e perpetua sete; cioè lo desiderio che à l’anima di ritornare a Dio, unde è venuta; lo quale desiderio è messo da Dio nell’anima nella sua creazione naturalmente, come fu detto di sopra: questo è quello istinto di che detto fu di sopra, e però dice l’autore concreata; cioè insieme creata coll’anima, e perpetua: imperò che sempre dura questo desiderio nell’anima, e non può fare l’anima che, mostratoli lo sommo bene, ella non vollia; ma alcuna volta la impaccia lo talento, come fu detto nella precedente cantica, Del deiforme regno; cioè dello regno di vita eterna che è esso Iddio: imperò che Iddio è forma di tale beatitudine, quale è l’anima quando è fatta beata: imperò che ad essa beatitudine dà l’essere; e ben che la beatitudine, per la quale l’anima umana è beata, sia cosa creata da Dio, la beatitudine per la quale Iddio è beato è eterna, cen portava; cioè ce ne portava, cioè ne portava noi, cioè Beatrice e me Dante, Veloci, quasi come ’l Ciel vedete: niuna cosa è più veloce che il primo mobile, e così è veloce lo nostro desiderio che in uno istante vola da l’uno capo del mondo a l’altro, e di terra in cielo; ma non è però tanto veloce quanto è lo Cielo, e però dice quasi, ch’è a mancare. Beatrice in suso: sempre la santa Teologia guarda in suso a Dio, et io; cioè Dante, in lei; cioè in Beatrice, guardava: li santi Dottori che scrissono la Teologia sempre ebbono, quando scrissono, la mente loro a Dio, e Dante ora componendo questa parte del suo poema sempre avea la sua mente e lo suo intelletto a la santa Teologia. E forsi ’n tanto, ’n quanto un quadrel posa, E vola, e da la noce si dischiava; ecco che, a volere dimostrare la sua velocità nel suo sallire, arreca la comperazione del tempo nel quale lo quadrel si posa, posto in sul balestro e scroccato e volato, dicendo che in tanto tempo quanto pena lo quadrello, poi che è scroccato lo balestro, a volare e posarsi ve si ficca, in tanto tempo vidde sè giunto suso nel globo lunare. E qui si dè notare quanto sia di spazio questo montamento, che l’autore nostro finge avere fatto così prestamente. Dice Afragano nel canto xxi che ’l più basso luogo, al quale descende lo corpo de la Luna in verso la terra, è 109 di miglia e 37 millia, e lo più alto è infine al più basso di Mercurio che è 208 di millia e 542 millia: imperò chetauto s’inalza l’epiciclo