Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/639

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c a n t o   xxiii. 627   

79Come a raggio di Sol, che puro mei
     Per fratta nube, già prato di fiori1
     Vidder coperti d’ombra li occhi miei;2
82Viddi così più turbe di splendori3
     Fulgurate di su da raggi ardenti,
     Senza veder principio dei fulgori.
85O benigna virtù, che sì l’imprenti,
     Sì t’ esaltasti per largirmi loco4
     Alli occhi lì, che non eran possenti.
88Il nome del bel fior, ch’ io sempre invoco
     E mane e sera, tutto mi ristrinse
     L’animo ad avvisar lo maggior foco.
91E come ambe le luci mi dipinse
     Il qual e ’l quanto de la viva stella,
     Che lassù vince, come quaggiù vinse,
94Per entro ’l Cielo scese una facella
     Formata in cerchio a guisa di corona,
     E cinsela, e girossi intorno ad ella.
97Qualunche melodia più dolce sona
     Quaggiù, e più a sè l’anima tira,
     Parrebbe nube che squarciata tona,
100Comparata al sonar di quella lira,
     Onde si coronava il bel zafiro,
     Del qual il Ciel più chiaro s’inzafira.
103Io sono amore angelico, che giro
     L’alta letizia che spira del ventre,
     Che fu albergo del nostro disiro;
106E girerommi, Donna del Ciel, mentre
     Che seguirai tuo Figlio e farai dia
     Più la spera suprema, perchè lì entre.

  1. v. 80. C. A. Per fredda nube,
  2. v. 81. C. A. Vider coperto
  3. v. 82. C. M. C. A. Vidi io così
  4. v. 86. C. A. Su t’esaltasti