Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/694

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scoprire dal lato che àe incominciato a coprire; e questo è perchè Luna è via più minor corpo che ’l Sole. Che per veder; cioè lo quale, per vedere l’eclissi del Sole, non vedente diventa; cioè che diventa abbagliato. Tal mi fec’io; cioè sì fatto, cioè sì abbagliato diventai io Dante, a quell’ultimo foco; cioè a quello ultimo lume e splendore, in che era l’anima di santo Ioanni evangelista, che era l’ultimo de’tre che quine era venuto, Mentre; cioè in quel mezzo, che detto fu; cioè a me Dante 1, cioè dal detto santo Ioanni: Perchè t’abballi; cioè perchè offuschi li tuoi occhi, ragguardando nel mio splendore. Per veder cosa; cioè lo mio corpo, che qui non à loco; cioè che qui non è? In Terra; cioè giù nel mondo, è terra; cioè che è incenerato e fatto polvere, il mio corpo; dice santo Ioanni a Dante, e saralli; cioè in terra lo mio corpo, Tanto colli altri; cioè morti e che morranno, che’l numero nostro; cioè di noi beati. Coll’eterno proposito s’aggualli; cioè infine a tanto che sarà lo numero de’ beati 2, secondo che Iddio eterno àe ordinato. E questo finge l’autore: imperò che santo Ioanni ne l’Apocalissi vi ca.°: Et dictum est illis ut requiescerent adhuc tempus modicum, donec compleantur conservi eorum, et fratres eorum, qui interficiendi sunt, sicul illi ec.; e però àne finto l’autore che santo Ioanni abbia detto le dette parole, perch’elli fece l’Apocalissi. Et anco finse che santo Ioanni dicesse che lo corpo suo era In Terra, perchè ne l’ultimo ca.° del suo Evangelio dice che, dicendo san Piero a Cristo, poichè Cristo aveva detto: Sequere me, vidde santo Ioanni stare e disse a Cristo: Hic 3 autem quid? Disse allora Iesu a san Piero: Sic 4 eum volo manere, donec veniam. Quid ad te? Tu me sequere. Exiit sermo iste inter fratres, quia discipulus ille non moritur. Et non dixit Iesus non moritur, sedi Sic eum volo manere, donec veniam; e però perchè pare che santo Ioanni in quello testo corregga tale opinione, però finge che queste parole fusseno dette da lui a sè. Co le sue stole; cioè co li suoi corpi: come la stola è vestimente 5 del corpo; così lo corpo è vestimento dell’anime, e però stola si pone per lo corpo — , nel beato chiostro; cioè nel cielo empireo, Son le due luci sole; cioè Cristo e la sua madre, e non altri, che saliro; cioè le quali tu vedesti sallire dinanzi suso in cielo. E questo porterai; cioè tu, Dante, nel mondo vostro; cioè giuso tra’mortali; e bene l’à fatto che l’à scritto qui, perch’altri lo sappia; cioè chiunqua leggerà lo suo poema. Seguita.

C. XXV — v. 130-139. In questi tre ternari et uno versetto

  1. C. M. Dante; o volliamo dire in fine a tanto m’abbagli, che mi fu detto da santo
  2. C. M. delli eletti, secondo
  3. Iste autem
  4. Quid ad te? sic eum
  5. Vestimente, vestimento, come pome, vase e pomo, vaso e altrettali. E.