Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/702

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Però ricominciai: ec. Divisa adunqua la lezione, ora è da vedere lo testo colle esposizioni letterali, allegoriche e morali.

C. XXVI — v. 1-12. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come santo Ioanni li cominciò a parlare e darli conforto, dicendo così: Mentr’io; cioè in quel mezzo, che io Dante, dubbiava; cioè stava in dubbio, per lo viso spento; cioè per la virtù visiva, che era spenta e perduta in me: imperò che io dubbitava se io la dovesse riavere, o no, De la fulgida fiamma; cioè della risplendente fiamma, che fu quella in che era lo spirito di santo Ioanni evangelista, che; cioè la qual fiamma, lo spense; cioè spense la mia vista per lo suo smisurato splendore, Uscì un spiro; cioè uno fiato con parole, che; cioè lo quale spiro, mi fece attento; cioè fece me Dante sollicito et atteso ad udire, Dicendo; cioè lo detto spirito queste parole. Intanto che tu ti risense; cioè che tu ti risenti, Dante, De la vista; cioè della tua virtù visiva, che ài in me consunta; cioè la quale vista tu, Dante, ài consummata in me, cioè per vedere me, se io era col corpo in questa fiamma, È buon che ragionando; cioè con meco tu, Dante, la compense; cioè la sconti, cioè che per la vista corporale, che ài perduta, acquisti la vista intellettuale. Comincia dunque; cioè tu, Dante, e dì ove s’appunta L’anima tua; cioè a che fine viene lo desiderio dell’anima tua, siccome ad ultimo punto, e fa ragion; cioè tu, Dante, che sia La vista; cioè lo vedere tuo, in te smarrita; cioè alienata un poco, e non defunta; cioè ma non al tutto venuta meno. Et assegna la cagione, per che, dicendo: Perchè la donna, che per questa dia Region; cioè per questa regione d’Iddio, ti conduce; cioè guida te Dante, à ne lo sguardo; cioè nelli occhi suoi, La virtù ch’ebbe la man d’Anania; cioè di renderti la vista, come la mano d’Anania ebbe virtù di rendere la vista a santo Paulo apostulo, quando lo battezzò, che li ritornò lo vedere, come è stato detto di sopra, quando fu detto della conversione di santo Paulo. Seguita.

C. XXVI — v. 13-24. In questi quattro ternari lo nostro autore finge com’elli rispuose al detto di santo Ioanni, prima al conforto e poi al suo dimando, dicendo: Io; cioè Dante, dissi; cioè dopo lo detto di santo Ioanni, Al suo piacere; cioè della donna mia, e tosto, e tardo Vegna rimedio a li occhi; cioè a la sua voluntà stia lo ponere rimedio a li occhi miei, che sono abbagliati, che; cioè li quali occhi, fur porte; cioè entramento, sì come è la porta che è entramento nella casa, Quand’ella intrò col fuoco; cioè quando ella intrò in me con l’amore, onde sempre ardo; cioè per lo quale amore sempre ardo nel mio animo; e questo non è a dire altro: Se non al piacere d’Iddio sia d’illuminare la ragione e lo intelletto mio sopra le sottili et alte cose, che disse santo Ioanni ne l’Apocalissi e nel suo Evangelio: imperò che Beatrice, come dotto è, significa la santa Scrittura e la