Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/724

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sono bisognose, come dice Boezio nel libro della Filosofica Consolazione: Pluribus quippe adminiculis opus est ad tuendam preciosae supellectilis varietatem. Verumque illud est permultis eos indigere qui permulta possideant. Et Iuvenale: Interea pieno cum turget sacculus ore, Crescit amor nummi, quantum ipsa pecunia crescit; Et minus hanc 1 optat, qui non habet. Tutte le ricchezze mondane sono con brama: imperò che quanto l’uomo più n’à, più ne vuole; e quanto n’à, di maggiore aiuto a guardalle 2 àe bisogno; et appresso non sono durabili nè stabili, e però non sicure. Quella di paradiso è sicura: imperò che non si può perdere, et è senza desiderio: imperò che chi l’à, niente desidera più: imperò che pienamente e perfettamente è contento. Dinanzi alli occhi miei; cioè 3 di me Dante, le quattro face; cioè le quattro fiaccole, Stavano accese: imperò che sempre ardevano di carità e d’amore, et erano fasciate di luce e di splendore; e questi erano quelli beati spiriti che erano venuti a Dante, cioè san Piero, santo Iacopo e santo Ioanni et Adam, li quali erano venuti, come è stato detto di sopra, nella fantasia dell’autore, e quella; cioè fiaccola, che pria venne; cioè la quale venne prima, che fu san Piero, che esaminò l’autore nella fede, Incominciò a farsi più vivace; cioè risplendente più vivacemente, perchè maggiore carità l’accendeva. E tal ne la sembianza sua divenne; cioè sì fatto nell’apparenzia sua divenne san Piero, Qual diverrebbe Iove; che è uno pianeto, cioè lo sesto sopra Marte, s’elli; cioè se Iove, e Marte; che è lo quinto pianeto di sotto ad Iove, Fusser uccelli; cioè fussono che potessono mutare luogo, come mutano li uccelli; e questo dice, perchè gli pianeti non possano mutare sito, e cambiassersi penne; cioè che le penne, che avesse Iove, avesse Marte; e quelle, che avesse Marte, avesse Iove. Le penne dei pianeti s’intendono li colori de’ raggi dei quali risplendono, come le penne de li uccelli appaiano diverse, per diversi colori che dimostrano. Già è stato detto di sopra che Marte à li raggi suoi affocati di colore rubicondo, lo quale dà influenzia à li omini battaglieri d’ira che dispregia lo male; et Iove è ne raggi suoi di colore arientato chiaro. E perch’elli vuole introducere santo Piero a parlare come dispregiatore e riprenditore de’ vizi dei prelati, però dice che elli riprendeva del colore di Marte; e perch’elli era stato di quelli che avevano sostenuto morte per la fede di Cristo, però ancora finge che avesse similitudine di Marte che àe quella influenzia, come è stato detto di sopra. E perchè tenne la catedra della Chiesa e fu pastore e predicatore e scrittore nella fede cristiana, però l’assimiglia ad

  1. hanc cupit, qui
  2. Guardalle; guardarle. E.
  3. C. M. cioè dinanti alla mia ragione et intelletto di me Dante,