Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/733

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     [v. 79-96] c o m m e n t o 721

Ercole ficcò lo sue colonne, ne l’occidente, il varco Folle d’Ulisse; cioè lo valico stolto, che fece Ulisse re d’Itaca che volse pigliare esperienzia 1 di quello che era fuora della terra, secondo che l’autore finse di sopra ne la prima cantica, nel canto xxvi, e quine affogò coi suoi 2, andato poco più innanzi che la terra, come fu detto di sopra; ma dice Folle: imperò che stoltìa fu volere vedere quello, che la natura non vuole. Dice lo notabile: Quod natura negat nemo feliciter audet 3 — , e di qua presso al lito; cioè di verso l’oriente a la piaggia che finisce Asia, che è la parte orientale, Nel qual; cioè lito, si fece Europa; cioè la figliuola del re Agenore, dolce carco; cioè dolce carico: però che Iove 4, innamorato di lei, la portò addosso da la piaggia d’Asia, che è verso l’oriente, a la piaggia di qua di verso l'occidente, la quale è terza parte del mondo, et è denominata Europa dal nome suo. Questa fizione pone Ovidio nel libro suo Metam, dove dice che Iove s’innamorò d’Europa figliuola del re Agenore di Sidonia; e perch’ella venne a la piaggia del mare che ora si chiama l’Arcipelago per vedere lo bestiame del padre, elli si mutò in toro bellissimo e mansuetissimo, sicch’ella lo incominciò a toccare co la mano e porgerli l’erbe, et elli li leccava la mano, et al fine gittatosi in terra ella vi salitte su a cavallo, et elli si levò su pianamente, et andossene verso ’l mare, e passò con essa di qua e fece la voluntà sua; e però fu chiamata questa parte Europa. La verità di questa fizione fu che Iove rapitte la detta iovana, venendo con una nave che portava la insegna del toro e vennesene in Europa con essa; e perchè innamorato la portò, però dice dolce carco: imperò che a l’amante niuna fatica è se non dolce, quando la porta per l’amanza sua. E più mi fora; cioè più mi sarebbe, discoperto ’l sito; cioè manifesto ’l luogo, Di questa aiuola; cioè di questa parte abitabile, che è sì poca, che la chiama aiuola; cioè piccola aia, come la chiamò ancora di sopra: imperò tutta la quarta non s’abita: imperò che non s’abita quella che è sotto la fredda zona settentrionale, nè quella che è sotto la torrida zona, che sarebbe infine a l’equatore de la quarta, che è al mezzo della torrida zona. ma ’l Sol precedea; cioè dinanzi andava e dilungi da me: imperò che pre si piglia alcuna volta per innanzi, che viene a dire da lunga, e così si debbe pigliare qui: imperò che lo Sole era allora in Ariete che è segno dinanzi a Gemini, tanto che Tauro v’è in mezzo, Sotto’ miei piedi; cioè di me Dante: imperò che io era più alto, che ’l

  1. C. M. esperienze del mare oceano, che circunda la terra et occupa l’altro emisperio, secondo che
  2. C. M. andato pochi giorni fuori della terra; dice Folle:
  3. C. M. audet. E potea vedere Dante oltre la metà dell’altro emisperio: imperò che dice e di qua
  4. Iove manca in ambi i codici. E.