Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/753

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
     [v. 40-54] c o m m e n t o 741

lo portano a li ordini più bassi. La quarta si è che, come la sedia è sempre atta per ricevere lo sedente; così questi Troni sono sempre apparecchiati a ricevere Iddio. La proprietà delle Dominazioni è una libertà, la quale è una rigida et inflessibile signoria e governamento che non s’inchina a nessuno atto servile. La propietà dell’ordine delle Virtù si è participare della virtù divina umilmente. La proprietà dell’ordine delle Potestadi si è alcuna ordinazione circa lo reggimento delle divine cose, e circa l’azione delle divine cose et inferiori. La proprietà dell’ordine de’ Principati si è ordinare quello che debbono fare li sudditi, e però lo suo nome significa duce et ordine savio. La propietà delli Arcangeli si è essere principi delli Angeli. La propietà de li Angeli si è annunziare all’uomo le cose divine. E veduta l’ordinazione dell’ordine delli Angeli, ora è da vedere alcuna cosa della loro beatitudine divina, la quale è per natura data loro nella visione divina, e per grazia infusa in loro da Dio, nell’ amore che ànno a Dio: siccome l’uno avanzò l’altro in natura et in grazia; così fu dato a l’uno più alto grado e più presso a Dio, che a l’altro. Seguita.

C. XXVIII — v. 40-57. In questi sei ternari lo nostro autore finge come Beatrice, vedendo lui stare sospesogli cominciò a dichiarare le cose che aveva vedute; e com’elli mosse a lui dubbio ch’elli aveva per quello che aveva veduto; e quello, che ella rispuose, seguitrà poi. Dice prima così: La donna mia; cioè Beatrice, che me vedea in cura; cioè la quale vedeva me in sollicitudine di sapere, Forte sospeso; cioè fortemente dubbioso, disse; cioè a me Dante. Da quel punto; cioè lo quale tu vedi, Depende ’l Cielo: imperò che di niente l’à creato, e tutta la Natura; cioè la natura naturata: imperò che Iddio de nihilo cuncta creavit; e quel punto, come detto è, significava Iddio, dal quale ogni cosa è fatto. Mira; cioè tu, Dante, quel cerchio; cioè de’ Serafini, che li è più coniunto; cioè al punto detto di sopra, E sappi; cioè tu, Dante, che ’l suo muover; cioè del detto cerchio, è sì tosto; cioè è tanto festino e ratto, come tu vedi, Per l’affocato amor; cioè per l’ardente amore, ond’elli; cioè dal quale ardente amore esso primo ordine de la prima girarcia, che sono li Serafini, è punto; cioè è mosso. Et io; cioè Dante, a lei; cioè a Beatrice dissi: Se ’l mondo fusse posto; ecco che l’autore muove lo suo dubbio dicendo: Se’l mondo; cioè li cieli che sono nove, come questi sono nove ordini d’Angeli, fusse posto Coll’ordine ch’io; cioè lo quale io Dante, veggio in quelle rote; cioè delli ordini delli Augeli, Sazio m’arebbe; cioè me Dante arebbe saziato e contentato, ciò che m’è proposto; cioè tutto quello che tu, Beatrice, m’ài detto del punto e del primo cerchio. Ma nel mondo sensibile; cioè in que-