Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/776

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
     764 p a r a d i s o   x x i x . [v. 22-36]

fine di tutte le cose create, sicchè non si può dare nè priorità, nè posterità: imperò che in Dio non è tempo nè luogo, e l’ordine presuppone tempo e luogo; sicchè, considerato che Iddio è eterno, et a la eternità ogni cosa è presente, non si può dire che Iddio innanzi a la creazione stesse senza fare, nè poi: imperò che la creazione della natura creata sempre fu presente a Dio, e sempre sarà presente a Dio; sicchè ’l parlare della santa Scrittura è secondo l’uso umano, non secondo la verità della natura divina; e però quando dice: Spiritus Dei ferebatur super aquas; cioè che lo spirito d’Iddio era menato sopra l’acque, che si può intendere tutta la natura creata per l’acqua, non si debbe intendere se non per effetto; che Iddio, stando in sè fermo e stabile, induceva l’effetto ch’elli voleva sopra la creatura; e questo producere, benchè a noi e quanto a la natural considerazione sia in tempo, a lui. cioè a Dio, fu sempre presente; et ogni operazione divina, che a noi pare nuova, debbiamo pensare che a Dio presente è sempre, come dice santo Augustino: Nihil est novum in tempore apud eum qui condidit tempora, et sine tempore habet omnia simul qui in temporibus non simul fuit quam tempora non simul currunt; e però seguita: Chè; cioè imperò che, nè prima, nè possa procedette; cioè in Dio, benchè quanto al nostro intendere sì, perchè non siamo capaci de l’eternità; ma veramente in Dio nè fu innanzi nè poi; ma sempre è presente, Lo discorrer d’Iddio; cioè lo discorrere de li effetti produtti da la prima cagione che è Iddio, sopra queste acque; cioè sopra questa creatura dell’universo, li quali effetti discorrino di singulo in singulo per tutte le parti de la natura creata. E questo finge l’autore che dicesse Beatrice, perchè la santa Teologia così parla et intende d’Iddio; cioè che Iddio è eterno e che ogni cosa è a lui presente, benchè a noi siano in tempo successivamente, perchè de l’eternità lo nostro intelletto non è capace.

C. XXIX — v. 22-36. In questi cinque ternari lo nostro autore finge come Beatrice, dichiarato lo primo dubbio, cioè dove fu creata la natura angelica; e lo secondo, cioè quando fu creata, dichiara ora lo terzo dubbio, com’ella fu creata, cioè in istanti, e così tutta la natura creata, dicendo così: Forma; cioè forma pura senza materia, come sono li Angnoli e l’anime umane, quando sono seperate dal corpo; et è Forma quello che dà essere a la cosa, e materia; cioè pura senza 1 quella forma, che ebbe la materia coniunta co la natura angelica, o co l’anima umana, coniunte; cioè la natura angelica come motori dei cieli con essi cieli, e l’anime umane coi

  1. C. M. senza forma, come li elementi, che benchè in sè abbiano forma, per rispetto delle cose elementate, si possono dire materia pura, cioè