Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/812

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uno punto d’una smisurata luce: imperò che, bench’elli vedesse la beatitudine de’ beati perfettamente com’ella era: imperò che l’altezza non gliel tollea, nè la lunghezza; e questo era, perchè la vista sua era fortificata per lo bagnare ne la fonte de la grazia che beatifica li beati, sicchè le leggi naturali non impedivano la vista, non era però ch’elli apprendesse quello che era dirieto a lui. E questo figura l’autore, per mostrare che la grazia d’Iddio dà a l’omo quello ch’elli vuole e dimanda, non quello che elli posterga e del quale non cura; e questo tirare fece 1 Beatrice, perchè girandosi intorno vedesse tutti li beati e nessuno ne postergasse; e però dice: Nel giallo; cioè nello splendore che descendeva da Dio, che era in mezzo de le sedie de’ beati, come lo giallo sta in mezzo de la rosa bianca e vermiglia; e perchè àe figurato lo sito de’ beati a modo d’una rosa, però seguita la figurazione, dicendo: Nel giallo 2 de la rosa sempiterna; cioè della congregazione dell’anime beate che stavano in tondo, in ordine come le follie della rosa; e dice sempiterna 3, che grande tempo sono state le beate anime così, e staranno infine che risusciteranno col corpo, o vogliamo dire che sempiterna si ponga impropriamente per perpetua, — Che; cioè la quale rosa, cioè congregazione de’ beati, si dilata; cioè s’ampia, come detto è, e digrada: imperò che saglie a scalone a scalone, e redole; cioè e rende ulimento; dichiara quale dicendo: Odor di lode; ecco l’ulimento, che rende a Dio, cioè laude e gloria; e seguita la similitudine della rosa, che rende ulimento, al Sol; cioè a Dio, che è lo Sole di vita eterna, Che; cioè lo qual Sole, sempre verna; cioè sempre di lei la col suo splendore la sua corte. Quale colui; cioè in sì fatta forma e condizione quale è colui, che tace e dicer vole; cioè tace per riverenzia, e vuole dire per dimandare per certificarsi, Mi trasse; cioè tirò me Dante nel giallo della detta rosa, cioè nel mezzo, Beatrice; cioè quella mi guidava, cioè la santa Scrittura, che, essendo letta da lui, tirò l’animo suo a considerare lo numero de’ beati che è innumerabile, e disse; cioè a me Dante: Mira; cioè tu, Dante, Quant’è ’l convento de le bianche stole; cioè come grande è lo raunamento di coloro, che sono vestiti di vestimenti bianchi! Stola è vestimento. Seguita qui l’autore l’autorità di santo Ioanni, che dice ne l’Apocalissi lo numero de’ beati e li loro vestimenti, e non solamente in questo; ma in tutte l’altre cose, ch’elli à potuto cavare quinde.

C. XXX — v. 130-138. In questi tre ternari lo nostro autore

  1. C. M. e questo finge che Beatrice lo tirasse in mezzo, perchè
  2. Nel cod. Palatino edito dal cav. Palermo si à: Nel giglio della rosa ec. E.
  3. C. M. sempiterna: imperocchè grande tempo è stata la beatitudine de’ beati e starà, infine che resusciteranno le anime coi corpi, o