Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/819

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c a n t o     xxxi. 807   

76Quanto lì da Beatrice la mia vista;
     Ma nulla mi facea: chè la sua effige1
     Non descendeva a me per mezzo mista.
79O donna, in cui la mia speranza vige,2
     E che soffristi per la mia salute
     In Inferno lasciar le tue vestige,3
82Di tante cose, quant’io ò vedute,
     Dal tuo podere e da la tua bontà te
     Ricognosco la grazia e la virtute.
85Tu m’ài di servo tratto a libertate
     Per tutte quelle vie, per tutt’i modi,
     Che di ciò fare avean potestate.4
88La tua magnificenzia in me custodi
     Sì, che l’anima mia, che fatt’ài sana,
     Piacente a Dio dal corpo la disnodi.5
91Così orai; e quella sì lontana,
     Come parea, sorrise, e riguardommi:
     Poi si tornò a l’eterna fontana.
94El santo Sene: Acciò che tu assommi
     Perfettamente, disse, il tuo cammino,
     A che priego et amor santo mandommi,
97Vola co li occhi per questo giardino:
     Chè veder lui t’acconcerà lo sguardo
     Più a montar per lo raggio divino;
100E la Regina del Cielo, unde io ardo
     Tutto d’amore, ne farà ogni grazia:
     Però ch’io sono il suo fidel Bernardo.

  1. v. 77. C. M. C. A. chè sua
  2. v. 79. Vige, secondo il vigeo latino. E.
  3. v. 81. Vestige, vestigie dai singolare vestigia. E.
  4. v. 87. C. A. avevi in potestate
  5. v. 90. C. A. si disnodi.