Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/840

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     828 p a r a d i s o

103Qual è quell’ Angel, che con tanto gioco
     Guarda ne li occhi la nostra Regina
     Innamorato sì, che par di foco?
106Così ricorsi ancor a la dottrina
     Di Colui, ch’ abbelliva di Maria,
     Come del Sol la stella matutina.1
109Et elli a me: Baldezza e leggiadria,
     Quant’esser può in Angelo, o in alma,
     Tutt’è in lui, e sì volliam che sia:2
112Perch’elli è quello che portò la palma
     Giuso a Maria, quando il Figliuol d’ Iddio3
     Carcar si volle de la nostra salma.
115Ma viene omai colli occhi, siccom’ io4
     Andrò parlando, e nota i gran patrici
     Di questo imperio iustissimo e pio.
118Quei du’ che seggon lassù più felici,
     Per esser propinquissimi ad Augusta,
     Son de la rosa quasi du’ radici.5
121Colui, che da sinistra li s’adiusta,6
     È ’l Padre, per lo cui ardito gusto
     L’umana spezie tanto amaro gusta.7
124Dal destro vedi quel Padre vetusto
     Di santa Chiesa, cui Cristo le chiavi8
     Raccomandò di questo fior vetusto.
127E quei, che vidde tutt’i tempi gravi,
     Pria che morisse, de la bella sposa,
     Che s’acquistò co la lancia e coi clavi,9

  1. v. 108. C. A. del Sole stella
  2. v. 111. C. A. volem
  3. v.113. C. A. Qui a
  4. v. 115. C. A. Ma Vienne omai cogli occhi, sì come io
  5. v. 120. C. A. d’esta rosa
  6. v. 121. C. A. le si aggiusta,
  7. v. 123. C. M. C. A. venusto,
  8. v. 125. C. A. a cui
  9. v. 129 Clavi; chiodi, giusta il latino clavus E.