Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/85

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c a n t o   iii 73   

49Ma ricognoscerai ch’ io son Piccarda,
     Che, posta qui con questi altri beati,
     Beata sono nella spera più tarda.
52Li nostri affetti, che solo infiammati
     Son nel piacer dello Spirito Santo,
     Letizian del suo ordine formati.
55E questa sorte che par giù cotanto,
     Però n’ è data perchè fuor negletti1 2
     Li nostri voti, e voiti in alcun canto.3
58Ond’io a lei: Ne’ mirabili aspetti
     Vostri risplende non so che divino,
     Che vi trasmuta dai primi concetti.
61Però non fui a rimembrar festino;
     Ma or m’ aiuta ciò che tu mi dici,
     Sì che raffigurar m’ è più latino.
64Ma dimmi: Voi, che siete qui felici,
     Desiderate voi più alto loco,
     Per più vedere o per più farvi amici?
67Con quelle altre ombre pria sorrise un poco,
     Da indi mi rispuose tanto lieta,
     Ch’ arder parea d’ amor nel primo foco:
70Frate, la nostra voluntà quieta
     Virtù di carità, che fa volerne
     Sol quel ch’ avemo e d’ altro non ci asseta.
73Se desiassemo esser più superne,
     Foran discordi li nostri disiri
     Dal voler di Colui che qui ne cerne.

  1. v. 56. Fuor, fuoro, terza persona plurale dal fuo singolare, annessovi ro, colla interposizione dell’ u, come in cuore, puose ec. E.
  2. v. 56. C. A. fur
  3. v. 57. Voiti. Gli antichi e il popolo frappongono talora un i in alcune parole, come brieve, Europia, faite. E. — C. A. vuoti in