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canto


Il. 39

impossibile I’ imitazione. Omero e Virgilio nudamente e brevemente descrissero i’ Inferno; ma Dante ci descrive un Inferno nuovo con singolare artificio architettato. Mostra maravigliosa immaginazione perfino ne’supplici dei dieci generi di frodi.Chi descrisse le arene de’ violenti, variando come lui i tormenti? A me sembra che il libro dell’ Inferno in quanto ad arte abbia merito maggiore degli altri libri. E 1’ acqua che ora azzarda di varcare è la più profonda di tutte secondo sant’ Agostino. lo lascio gracchiare gli stolti, che affermano essere la teologia un libercolo di poco conto, quando si divida dalla filosofia, poiché nelle altre scienze non si trova tanto, quanto in lei sola. Chi potrebbe in sua vita leggere gli scritti di sant’ Agostino soltanto, che compose mille volumi, oltre I’ opera sul Salterio? Origene ne pubblicò molte migliaia. E qui gli si p0- trebbe opporre, come egli abbia dunque l’audacia di entrare in tanto oceano, e risponderebbe Dante di avere l’aiuto di Pallade Minerva, di Apollo e delle muse. Minerva ha un’ origine ignota, e fu creduta senza madre, ma nata dal cervello di Giove per la divina sapienza che palesò: ecco perché si chiama Athena immortale. Essa, sempre rimasta vergine, fu la inventrice delle arti, ed insegnò il lanificio, ossia 1’ arte di lesser le lane: fu la prima a trarre 1’ olio dalle olive: insegnò l’arte dell’armi, i numeri ed il calcolo. Minerva spira m’infonde sapienza e condueemi Apollo e mi guida Apollo, Dio dei poeti, che implorai nel canto precedente. Ho di più l’ago magnetico che mi mostra la tramontana in questo immenso mare e iìove muse mi dimostran I orse delle muse abbastanza fu d’tto nel Purgatorio. Esse mi dimostrano le stelle settentrionali regolatrici della navigazione, cioè mi reggono in questo nuovo cammino. Vi sono due orse costellazioni — maggiore e minore, — che segnano tramontana, come si dirà nel canto