Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/402

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nebbia; secondo nel vedere alquanto più per lo intramento ne la nebbia del raggio del Sole, et usa uno nuovo modo di parlare: imperò che induce lo lettore a considerare sè medesimo ne le ditte due cose, e poi imaginare l’autore per sè medesimo, e vedrà che così era l’autore come serebbe lo lettore ne le ditte due cose. Dice adunqua così: Ricorditi; cioè reduciti a memoria: arrecare a memoria non è altro che la fantasia mossa per alcuno obietto richiedere da la retentiva quello, che già v’àe allogato e riposto, benchè di questo si dirà di sotto, Lettor; cioè tu, che leggi lo mio libro, se mai nell’ alpe; cioè ne’luoghi altissimi de’ monti: imperò che in sì fatti luoghi questo, che dirà, suole addivenire più che nelli altri luoghi, Ti colse nebbia: nebbia è vapore denso et umido che esce dei fiumi, de li stagni e paludi, la quale è a modo d’uno fummo, e spesse volte si leva nell’alpe; e però dice: Ti colse nell’alpe; cioè ti iunse te, lettore, nell’alpe; e perché tale fummo àe ad impedire la vista, sicché l’omo non può vedere da la lunga, nè anco lo compagno che li fu un pogo inansi, e però dice: per la qual; cioè nebbia, vedessi; cioè tu, lettore, Non altramente che per pelle talpe; ecco che induce la similitudine del vedere de la talpa al vedere del lettore, quando è la nebbia: la talpa è uno animale simile al topo, la quale vive di terra, e dicesi non mangiarne tanto, quanto li è bisogno per paura che nolli vegna meno; e dicesi in questo simile a l’avaro che per avarizia non tocca le richezze, avendone smisuratamente: questo animale si dice avere una pellicula in su li occhi, la quale impedisce la sua vista che non può bene vedere; e però dice l’autore, inducendo la similitudine per la qual nebbia tu, lettore, vedessi non altramente che vegano 1 le talpe per la pelle che ànno inanti alli occhi, la quale benchè sia sottile pur impaccia la vista sua, che non può vedere da lunga, nè bene da presso; et adiunge l’altra cosa che vuole che consideri lo lettore, acciocchè d’amburo si facci la similitudine di Dante a sè, dicendo: E ricorditi Come, quando i vapori umidi e spessi; che cagionano la nebbia, de la quale ditto è, A diradar cominciansi; cioè rallargarsi, la spera Del Sol debilemente entra per essi: imperò che in queste nebbie, benchè alcuna volta incomincino in fine la sera, tutte le più volte si soleano levare la mattina; e come lo Sole s’inalsa, così le risolve e diradale coi suoi raggi; et allora risolvendo la loro densità col suo caldo che risolve l’umido, incominciano un pogo li raggi a passare dentro ne la nebbia: e però dice debilemente. E fatto cauto lo lettor che si ricordi de le ditte due cose; cioè del vedere ne la nebbia

  1. C. M. veggano -; e il nostro Codice vegano dall’infinito vegere. Nella Storia aquilana sta scritto « Tutte quattro le quartora insieme vui vegate». E.