Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/51

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Gridò: Fa, fa; a Dante, e replica due volte a maggiore esortazione, che le ginocchia cali; cioè che t’inginocchi. Ecco l’Angel di Dio: ecco che liel manifesta, piega le mani; cioè chinale giù addoppiate a farli reverenzia per l’amore di Dio e del prossimo: duo sono li atti de la riverenzia che si rende a Dio et ai santi; cioè lo inginocchiare et adiungere le mani, che significano rimentimento de la affezione e dell’opere a colui a cui lo fano 1. Omai; cioè ingiù mai, vedrai di sì fatti officiali; come è questo; cioè vedrai delli angiuli che sono officiali e messi di Dio, che infine a qui ài pur veduto de’ dimoni . Vedi che sdegna li argomenti umani; cioè che, ben che vegna per mare, non usa li argomenti delli omini a navigare, Sì che remo non vuol, nè altro velo: lo remo e la vela sono li argomenti con che navigano li omini, li quali non vuole l’angiulo, Che l’ali suoe; cioè se non che vuole l’ali suoe: queste due ali sono l’amore di Dio e del prossimo lo quale è in li angiuli perfettamente; e queste due ali, cioè l’amore di Dio significato per la ritta ala, e l’amore del prossimo significato per la sinistra fanno volare li angiuli l’anime umane a Dio, tra liti s’ lontani; cioè tra le piaggie sì da lungi. Ben sono da lungi secondo la lettera la piaggia di Roma, e la piaggia di quella isula 2; ma secondo l’allegoria s’intende litteralmente ancora che sono molto differenti in questa vita temporale, da la 3 quale l’uomo si parte coi sacramenti de la santa chiesa morendo ne la sua obedienzia; e l’altra vita che è poi perpetua, benché prima si stia a tempo 4: imperò che quella è ancora in carne, e questa è in spirito sì, che ben sono da longe 5; o volliamo intendere che sono molto da lungi la confessione e contrizione del peccato e la penitenzia che è satisfazione a la colpa coll’opera. Vedi come le à dritte; cioè l’angiulo l’ale, dice Virgilio a Dante, verso il Cielo; cioè verso Dio, che essenzialmente sta in cielo: perfettamente e dirittamente l’angiulo ama Dio, e per l’amore di Dio lo prossimo, Trattando l’aire; cioè dibattendo l’aire, co le eterne penne; cioè co le penne de le dette ale che sono tutte le virtù, le quali sono ab eterno, come Dio che le produsse ab eterno: chè l’ale de li angiuli, nè li angiuli non sono ab eterno; e però intendendo de quelli, si dè intendere che eterne si pogna per perpetue, Che non si mutan come mortal pelo; fa comparazione di quelle penne ai peli umani, dimostrando che quelle sono immutabili e durabili in eterno, perchè sono confermati in grazia; ma i peli umani ànno mutamento nell’età, e poi non durano che vegnano meno.

  1. Fano; ora meglio fanno, quantunque sia voce viva in parecchi luoghi della Toscana, e formata dalla consueta giunta del no alla terza persona singolare, come: eno, dano, stano per enno, danno, stanno. E.
  2. C. M. isola;
  3. C. M. nella quale
  4. C. M. tempo in purgatorio:
  5. C. M. lungi;