Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/576

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   566 p u r g a t o r i o

22Ebbe la santa Chiesa in le suo’ braccia:
     D’Altroso fu, e purga per digiuno
     L’ anguille di Bolsena e la vernaccia.
25Molti altri mi nomò ad uno ad uno;
     E del nomar parean tutti contenti,
     Sì ch’ io però non viddi un atto bruno.
28Viddi per fame a voto usar li denti
     Ubaldin de la Pila, e Bonifazio1
     Che pasturò col rocco molte genti.
31Vidi messer Marchese, che ebbe spazio
     Già di ber a Forlì con men secchessa,2
     E sì fu tal, che non si sentì sazio.
34Ma come fa chi guarda, e poi fa pressa34
     Più d’ un che d’ altro, fei a quel da Lucca
     Che più parea di me voler contessa.5
37El mormorava; e non so che Gentucca
     Sentia io là ov’ ei sentian la piaga6
     De la giustizia che sì li pilucca.
40O anima, diss’ io, che par sì vaga7
     Di parlar meco, fa sì ch’ io t’ intenda,
     E te e me col tuo parlar appaga.
43Femina è nata, e non porta ancor benda,8
     Cominciò el, che ti farà piacere
     La mia città, come ch’ uom la riprenda.9

  1. v. 29. C. A. dalla
  2. v. 32. C. A. secchezza,
  3. v. 34. C. M. e poi s’ appressa
  4. v. 34. C. A. poi si prezza
  5. v. 36. C. A. Che parea di me voler contezza.
  6. v. 38. C. A. sentia
  7. v. 40. Par; pari. Pon, vien per poni, vieni ec. sono troncamenti non ammessi dai Grammatici; ma usati dagli antichi e nel verso e nella prosa. Meo Abbracciavacca « Uom par di poco affare » E.
  8. v. 43. Benda; acconciatura di capo che portava sola la fanciulla o la sposa. E.
  9. v.45. C. A. ch’ or la riprenda.